Beat
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Momo a Les Halles
di Philippe Hayat
editore: Beat
pagine: 348
Una scatola di biscotti con dentro centoquarantatré franchi, l'abito buono indossato per festeggiare il diploma di terza media
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Il gioco delle spie
di Georgina Harding
editore: Beat
pagine: 260
Siamo in un paesino della campagna inglese nel 1961
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Gli scherzi del dragone
di Jan-Philipp Sendker
editore: Beat
pagine: 377
Paul, il protagonista di «Il sussurro delle ombre», il primo romanzo della trilogia di Sendker dedicata alla Cina, sembra aver
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Domani sorgerà il sole
di Ishmael Beah
editore: Beat
pagine: 272
Mama Kadie e Pa Moiwa sono tornati a Imperi
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La signora Sandokan
di Osvaldo Guerrieri
editore: Beat
pagine: 157
Nel 1911, nel Regio Manicomio di Torino, reparto indigenti, un'ospite illustre, Ida Peruzzi Salgari, la moglie del creatore di
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New York 1916
di Beatrice Colin
editore: Beat
pagine: 442
È il 1916 e, mentre l'Europa sta già vivendo la tragedia della guerra, in America si fa strada una nuova musica, esaltante, li
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Alle case venie
di Romana Petri
editore: Beat
pagine: 203
Il 2 settembre del 1943 il caldo torrido dell'estate sembra essersi dissolto in un solo giorno di pioggia alle Case Venie, pod
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Notturno norvegese
di Derek Miller
editore: Beat
pagine: 315
Dopo la scomparsa della moglie Mabel a New York, Sheldon Horowitz, vecchio ebreo del New England, ex marine capace, durante la
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Gelide scene d'inverno
di Ann Beattie
editore: Beat
pagine: 325
Ann Beattie, autrice di culto negli Stati Uniti e capofila della corrente minimalista, è tuttora considerata una delle più grandi maestre della short story americana. "Gelide scene d'inverno", il romanzo con cui esordì nel 1976, racconta la storia del giovane Charles, impiegato in un ufficio statale, ossessivamente innamorato di Laura - la donna con cui ha avuto una storia ma che ha preferito tornare al quotidiano ménage col marito - e circondato da una famiglia disfunzionale (la madre squilibrata, il patrigno pieno di buone intenzioni ma irrecuperabilmente mediocre): è il ritratto di un'America disillusa, che ha visto svanire l'ebbrezza visionaria degli anni Sessanta e di Woodstock e deve fare i conti con la propria desolata normalità. Un "Grande freddo" senza concessioni al romanticismo, una scrittura penetrante e non priva di ironia capace di dipingere un'epoca e una situazione sociale che a distanza di quarant'anni mantengono intatta la propria forza di suggestione: l'inverno americano della Beattie è innanzitutto, per qualunque lettore, un luogo dell'anima.
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