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Limina

Non dite a mia mamma che faccio il giornalista sportivo (lei mi crede scippatore di vecchiette)

by Ormezzano G. Paolo

publisher: Limina

pages: 178

E adesso eccomi qui con questo libro, io aspirante killer o quasi di un giornalismo sportivo che pure ho amato e amo, che ha d
19.90

La Coca-Cola di Boninsegna

Inter-Borussia, la sfida più lunga

by Tomasoni Stefano

publisher: Limina

18.00

Biciclette di carta

Un'antologia poetica del ciclismo

 

publisher: Limina

pages: 106

Il "Centenario del Giro d'Italia" rappresenta una tappa importante per la storia del ciclismo, ma non solo
18.00

Volevo solo fare il giornalista

by Tassinari Cristiano

publisher: Limina

pages: 132

Il sogno nel cassetto di Cristiano è sempre stato quello di «fare il giornalista»: sfondare a livello nazionale, girare il mon
18.00

Da Kinshasa a Las Vegas via Wimbledon

Forse ho visto troppo sport

by Tommasi Rino

publisher: Limina

Si può a ragione sostenere, infatti, che Rino Tommasi rappresenti uno di quei felici e sempre più rari casi in cui lavoro, div
19.90

Ti amo

(La) Roma dritta al cuore

by Catapano Alessandro

publisher: Limina

Il racconto di una grande storia d'amore
17.00

Giochi proibiti

Cina e Tibet, l'Olimpiade senza pace

by Boldrini Stefano

publisher: Limina

Questo libro ha solo la piccola pretesa di provare ad approfondire la cosiddetta "questione tibetana" e di raccontare quanto è
16.00

Il mio amico Nils

Liedholm, l'uomo che spaventò Pelè

by Franchetti Gino

publisher: Limina

pages: 125

Nell'Italia che ancora si stava ricostruendo dopo la tragedia della Seconda guerra mondiale, fece la sua apparizione nell'orma
16.00

Il Sessantotto a pedali

Al giro con Eddy Merckx

by Ricci Francesco

publisher: Limina

Si fa un gran parlare del '68
16.00

La prima volta

Perché dal 2008 l'America non sarà più la stessa

by De Bellis Giuseppe

publisher: Limina

Le elezioni presidenziali americane sono l'evento politico globale del 2008
15.00

Un manicomio tra i pali. Portieri con la camicia di forza

by Luigi Guelpa

publisher: Limina

pages: 126

Hugo si abbronzava appoggiato alla porta. Jean Marie la lasciava incustodita per ripararsi sotto l'ombrello. Bert la difese con l'osso del collo fratturato. Come le mani di Ducky, sbriciolate dalla polizia perché lui era bravo, e Ceausescu geloso. Numeri 1. Anche se Jan il tabaccaio giocava con l'8 e Jorge l'addestratore di cavalli col 9. Istinto da sentinella, ma vocazione da centravanti. René nel dubbio fece piangere la gente dei barrios di Bogotà. Valdir il maldestro invece fece ridere l'Italia. Incredula che Pablito il moscerino avesse abbattuto l'astronave dei marziani. Portiere. Camicia di forza e generosa dose di incoscienza. Ri, zanzara coreana, sembrava un saltimbanco tra le bombe. Bruce, mercenario rhodesiano, mandò all'inferno l'esercito dell'Impero romano. Mentre i generali argentini ci spedirono l'apolide Ramon. Portiere: arquero, goleiro, torhuter, guarda redes, gardien de but, goalkeeper. Una babele, ma un uomo solo. Dispari. Protagonista fino alle estreme conseguenze.
14.00

La squadra spezzata. L'Aranycsapat di Puskás e la rivoluzione ungherese del 1956

by Luigi Bolognini

publisher: Limina

pages: 149

La sottile linea rossa che lega l'Aranycsapat (squadra d'oro), la Nazionale ungherese di Puskás e Hidegkuti, con la rivoluzione del 1956, repressa dall'Unione Sovietica con i carri armati. Quella squadra, come la Honvéd, il club di Budapest in cui militano Puskàs e Bozsik, è l'ambasciatrice del Paese nel mondo, macina gol e spettacolo e viene acclamata ovunque. E regala bellezza e gioia agli ungheresi, oppressi da un regime grigio e sanguinano, gli dà la speranza di un futuro diverso. Il giovanissimo Gábor, fanatico di Puskás, vive i trionfi alle Olimpiadi e contro l'Inghilterra come il segno che il comunismo, di cui è un convinto seguace, sia destinato a vincere. Ma la sconfitta nella finale della Coppa Rimet del 1954 (l'unica partita persa dall'Aranycsapat su 50 tra il 1950 e il 1956) manda in frantumi i suoi sogni e quelli di un intero Paese: sparite le speranze, resta solo una realtà fatta di miseria. La delusione serve a farlo riflettere e mettere in dubbio tutto quello in cui credeva. E quando, il 23 ottobre 1956, scoppia la sommossa contro la dittatura comunista, il sedicenne Gábor perde ogni punto di riferimento: approva la rivolta, ma si sente sempre socialista. E lotta per creare un socialismo nuovo, democratico e liberale. Fino a quando i carri armati sovietici invadono Budapest e soffocano nel sangue la rivoluzione.
14.00

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