Libri di L. Di Lella
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«Arte»
di Yasmina Reza
editore: Adelphi
pagine: 112
«Il mio amico Serge ha comprato un quadro» annuncia Marc, da solo in scena, ad apertura di sipario
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L'evoluzione di Bruno Littlemore
di Benjamin Hale
editore: Ponte alle Grazie
pagine: 544
Bruno Littlemore, detenuto per omicidio, decide di dettare le proprie memorie per ammonire e divertire i posteri
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Pedro Almodóvar
di Jean-Max Méjean
editore: Gremese Editore
pagine: 126
Il cinema di Pedro Almodóvar è un'esplosiva miscela di contrasti: genuino ma anche sfolgorante e barocco; poetico ma anche irriverente e audace; anticonformista ma anche legato alla tradizione. Il cinema di Almodoóvar è la Spagna: la ciarliera e frenetica movida madrilena così come, altrettanto efficacemente, il profondo mutamento culturale e mentale che il popolo spagnolo ha vissuto negli ultimi trent'anni, Di questo maestro della cinematografia contemporanea, Jean-Max Méjean analizza minuziosamente l'opera, esaminando la stretta relazione che essa ha con il mondo interiore del suo autore, un mondo pieno di miti bizzarri, visioni surreali, pulsioni sotterranee. Ma soprattutto, pieno di donne: il cinema di Almodóvar è un inno alla grandiosa, cangiante e sensuale vitalità delle donne, madri, sorelle, amanti capaci di un coraggio che gli uomini nemmeno si sognano. Questo volume racconta ai lettori le tappe che hanno portato il regista in vetta alle preferenze della critica e del pubblico di tutto il mondo, a partire dalle disinibite e ironiche provocazioni degli inizi ("Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio"), passando per i sodalizi con le sue attrici-feticcio (Carmen Maura, Victoria Abril) fino alla consacrazione internazionale, conquistata e riaffermata con film come "Tutto su mia madre", "Parla con lei", "La mala educación" e "Volver".
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World Press Photo 07
editore: Contrasto
pagine: 156
World Press Photo è un'organizzazione indipendente senza fini di lucro fondata nel 1955 in Olanda allo scopo di promuovere e s
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La notte italiana
di Nicole Fabre
editore: Gremese Editore
pagine: 400
Giulia, tredici anni nel 1924, cresce in un'Italia che assomiglia ad un'opprimente caserma. È uno spirito libero il suo, sensibile all'amore per l'arte e la letteratura e insofferente alla cruda arroganza dell'autoritarismo. Qualche anno più tardi, rotti i ponti con la famiglia ed entrata a lavorare nella redazione del giornale di Margherita Sarfatti - colta e affascinante musa intellettuale del regime, nonché amante di Mussolini Giulia è costretta a confrontarsi con le asprezza della dittatura e con le violenze di cui sono capaci i suoi sgherri in camicia nera. Ma deve anche fronteggiare l'imprevedibilità di un sentimento che si fa beffe delle sue convinzioni: l'amore per Silvio, un giovane pittore antifascista, non è sufficiente a metterla al riparo da una torbida attrazione per il potente ministro Balbo, presentatole da Margherita per ragioni di lavoro. Quell'attrazione, ricambiata, per Giulia significherà combattere non soltanto con i sensi di colpa, ma contro insidie concrete e temibili, in un clima generale di paura e delazione.
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Magnum Magnum
editore: Contrasto
pagine: 567
Dopo il successo ottenuto dal volume in grande formato pubblicato in occasione del 60° anniversario di Magnum Photos, esce ora
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Il barone sanguinario
di Vladimir Pozner
editore: Adelphi
pagine: 320
Quando accetta la proposta di Blaise Cendrars di scrivere un libro per la sua collana di biografie di avventurieri, e sceglie - in modo apparentemente incongruo per un comunista militante - di occuparsi del barone von Ungern-Sternberg, Vladimir Pozner non immagina certo che questa volta non gli basterà consultare (come aveva fatto per Tolstoj è morto) una mole immensa di documenti, ma che gli toccherà condurre un'ardua inchiesta, nel corso della quale imboccherà, per poi abbandonarle, una quantità di false piste e si imbatterà in testimoni più o meno inattendibili: dall'ex colonnello di Ungern ridotto a fare il tassista alla coppia di decrepiti aristocratici parigini che hanno conosciuto il barone in fasce (e che di quel paffuto bebé gli manderanno una foto), sino a "fratello Vahindra", il sedicente monaco buddhista che spaccia per il figlio segreto dello stesso Ungern il pallido adolescente dai tratti asiatici con il quale vive in una squallida mansarda... A poco a poco, però, il narratore riesce ad afferrare il suo eroe, e ce ne svela gli aspetti più inquietanti e contraddittori (nonché ambiguamente seducenti): solitario, taciturno, imprevedibile, irascibile, sadico, paranoide, ferocemente antisemita, superstizioso, misogino, frugale, idealista, marziale, il barone Ungern ha tendenze mistiche, si considera erede di Gengis Khan e si crede investito di una missione provvidenziale - quella di riconquistare l'Occidente partendo dal cuore della Mongolia.
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Un'estate con Montaigne
di Antoine Compagnon
editore: Adelphi
pagine: 136
Quando, nel 2012, il direttore di un'emittente radiofonica propone ad Antoine Compagnon di parlare dei "Saggi" di Montaigne in una lunga serie di trasmissioni quotidiane della durata di pochi minuti, all'illustre professore del Collège de France l'idea appare subito quanto meno stravagante. Il periodo di programmazione (dall'inizio di luglio alla fine di agosto) e l'orario (intorno a mezzogiorno) sembrano decisamente più adatti ai bagni di mare che non all'ascolto di lezioni su un grande classico della letteratura e del pensiero. La sfida è così arrischiata, e allettante, che Compagnon non osa tirarsi indietro. E il risultato è clamoroso: le trasmissioni ottengono ascolti sbalorditivi, il libro che ne raccoglie i testi, pubblicato un anno più tardi, risulta tra i più venduti della stagione, e i corsi di Compagnon al Collège de France registrano un'affluenza inusitata. Ma tanto successo ci apparirà tutt'altro che sorprendente non appena ci inoltreremo nelle pagine di questo incantevole vademecum, dove Compagnon, coniugando leggerezza e profondità, attraverso il commento a quaranta brevi passi dei "Saggi" ci condurrà all'interno di un'opera senza tempo come i temi di cui discorre, le cose della vita: dall'amore all'amicizia, dalla morte alla vanità, dalla bellezza alla malattia.
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Le incantatrici
editore: Adelphi
pagine: 198
La prima volta che Pierre Doutre vede quella incantevole, esile ragazza bionda - "di un biondo luminoso, irreale, che le fluttuava intorno come un riverbero" - è al funerale del padre, il celebre illusionista noto come "professor Alberto". E un attimo dopo gli sembra di vivere in un sogno, o piuttosto in un incubo: perché ne vede un'altra, identica, e pensa che sia una fata, capace di "sdoppiarsi a suo piacimento". Ben presto però scoprirà, con una sorta di voluttuoso stupore, che le fate sono due, ugualmente ammalianti. Di quel padre lontano e assente, del quale nei lunghi anni di collegio si è sempre vergognato, Doutre imparerà il mestiere; e se diventerà famoso quanto lui sarà grazie a un numero costruito proprio sulla incredibile somiglianza tra le gemelle da colei che sembra essere ormai la vera figura dominatrice della sua esistenza: la madre, la rapace Odette. A poco a poco, sedotto dal fascino ambiguo e perturbante delle sue partner, Pierre si ritroverà invischiato in un gioco perverso, un gioco di specchi in cui realtà e finzione, eros e morte, innocenza e colpa si scambiano continuamente i ruoli - con, sullo sfondo, la maschera della morte.
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A Calais
di Emmanuel Carrere
editore: Adelphi
pagine: 49
"Quello che mi interessa è poter scrivere un reportage esattamente nello stesso modo in cui scriverei un libro" afferma Emmanuel Carrére. Così, della "Giungla" di Calais, non ci racconta il fango, la violenza e la miseria del campo, bensiì tutto quello che c'è attorno: la rabbia e la frustrazione di una parte dei calesiani; la compassione e la solidarietà di un'altra parte; le fabbriche e i quartieri abbandonati; l'immane apparato poliziesco; il circo mediatico; il "turismo del dolore". E lo fa nel suo modo affabile e diretto, con lo sguardo, insieme lucido ed empatico, di chi si interroga costantemente su tutto - anche su se stesso.
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