Libri di M. Sciglitano
Gli occhi della scimmia
di Krisztina Tóth
editore: Voland
pagine: 320
In un paese sinistro senza nome e senza tempo, dove una devastante guerra civile ha lasciato la società divisa tra gli agiati
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Corso di scienza drammaturgica
di Giorgio Pressburger
editore: Marietti 1820
pagine: 192
Dal 4 settembre al 2 dicembre 1999 Giorgio Pressburger tenne, in italiano e in ungherese, dodici conversazioni sulla drammatur
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Erno Egri Erbstein. Trionfo e tragedia dell'artefice del Grande Torino
di Dominic Bliss
editore: Cairo
pagine: 352
Ernó Egri Erbstein è stato un rivoluzionario del calcio
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Gli atti di mia madre
di András Forgách
editore: Neri Pozza
pagine: 315
Accade a volte che una rivelazione possa a tal punto mutare il senso di una storia, da trasformare ogni suo singolo istante in
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I senza terra
di Szilárd Borbély
editore: Marsilio
pagine: 264
"Nel 2013, all'età di cinquant'anni, Szilárd Borbély pubblica un romanzo dal titolo 'Nincstelenek', qualcosa come i derelitti,
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Kaddish per il bambino non nato
di Imre Kertész
editore: Feltrinelli
pagine: 107
Nel culto ebraico, il kaddish è una breve preghiera composta da piccole formule di lode a Dio in lingua aramaica. Ricorre spesso durante le orazioni giornaliere e viene recitata anche in suffragio dell'anima di un parente. La prima parola del libro è "No!". È così che il narratore, uno scrittore ebreo ungherese di mezz'età, György Köves, risponde a un conoscente che gli chiede se ha un figlio. È la stessa risposta data alla moglie (ora ex moglie) quando, anni prima, lei aveva espresso un desiderio di maternità. Mentre il narratore si rivolge al bambino che non si è sentito di mettere al mondo, introduce il lettore nei labirinti della sua coscienza, drammatizzando i paradossi che accompagnano la sopravvivenza alla catastrofe di Auschwitz.
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L'ultimo rifugio. Romanzo di un diario
di Imre Kertész
editore: Bompiani
pagine: 279
"L'ultimo rifugio" è lo sguardo che un grande testimone del XX secolo rivolge alla propria vita, legata a doppio filo alle svolte drammatiche della storia. Insieme diario intimo e racconto, questo libro guarda agli anni della fuga dall'Ungheria come a un esilio volontario da un paese che, dopo il crollo del socialismo, manifestava preoccupanti tendenze totalitarie. Trasferitosi a Berlino, Kertész riassapora la ritrovata libertà nella scrittura e nella vita quotidiana, ma il pensiero alla vecchiaia fisica e creativa che si avvicina è inevitabile e doloroso. Tenendo sempre all'orizzonte l'atto della scrittura, giustificazione della sua stessa esistenza, Kertész intreccia una critica tagliente dei tempi moderni e lucide riflessioni sulla storia e sull'arte alla cronaca disarmante del suo declino, che si fa testimonianza della lotta per la dignità di ogni essere umano anche nelle circostanze più estreme
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