Libri di Osservatorio permanente sulle armi leggere
La pace oltre le armi. Produzione ed esportazione delle armi, riconversione ed educazione alla pace
editore: Emi
pagine: 176
Con il quarto Annuario, l'OPAL si propone di riportare all'attenzione del dibattito pubblico i temi della cultura nonviolenta. In questo numero: il mondo della caccia in Italia (e le istanze proprie della potente lobby dell'armiera nazionale), i possibili effetti sulla salute delle munizioni contenenti "uranio impoverito", un'analisi ricavata dai rapporti dell'Unione Europea sulle esportazioni di armi dei paesi europei, e il ruolo leader che Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia hanno assunto nella ripresa di una "corsa agli armamenti".
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Difendiamoci dalle armi. Finanza, immaginario collettivo e nonviolenza
editore: Emi
pagine: 176
I contributi di alcuni tra i migliori esperti di studi sulla pace rafforzano l'impronta propositiva di questo Annuario OPAL, giunto al suo terzo appuntamento, senza rinunciare a offrire delle informazioni fresche e preziose sulla produzione e il commercio delle armi leggere di piccolo calibro. Il rapporto tra aziende esportatrici e istituti di credito bresciani è uno degli aspetti nuovi messi in risalto dalla presente edizione, grazie a un'inchiesta sul campo presso le banche. Il possibile scenario conseguente alla creazione della "Difesa Servizi Spa" è un altro tema che abbiamo dovuto affrontare. Il presente volume propone infine dei contributi per l'educazione nonviolenta, dal "fascino delle armi" alle figure storiche dei "partigiani della pace" bresciani, fino allo sforzo scientifico e didattico per la scrittura di una storia "condivisa" dell'area sul nostro confine orientale.
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Armi: un'occasione da perdere. Le armi leggere e il mercato italiano
editore: Emi
pagine: 148
In media, sul prelievo fiscale di una famiglia italiana di 4 persone, circa 1.300 euro l'anno sono destinati a spese militari e quindi ad alimentare il grande e complesso mercato delle armi nel quale il nostro Paese è tra i primi dieci al mondo. Nel 2007 ha esportato ufficialmente in 71 paesi, ma naturalmente questi dati non tengono conto di tutto il volume di merci e affari, spesso legati al contrabbando, che rende i numeri ancora più grandi ed espressivi. Quello che si sa è che le armi leggere sono diventate il grande combustibile che alimenta genocidi e crimini contro l'umanità e che ogni giorno fa più di mille morti nelle principali metropoli del pianeta. Questo annuario dell'OPAL, oltre a riportare dati aggiornati su tale mercato e a fissare le responsabilità italiane in questo settore specifico del commercio internazionale, apre un dibattito che sempre più deve uscire dalla clandestinità e diventare pubblico: non solo per il volume di affari che muove e per i rapporti che crea, ma anche e soprattutto perché si riferisce al tipo di società e di mondo che si vuole o si cerca di costruire. Molto più che in altri settori dell'economia, è importante che su questo argomento ognuno esprima il suo parere e, con conoscenza di causa, possa dire quanto e come le armi devono trovare spazio nel mondo di oggi.
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Il peso della armi leggere. Analisi scientifica della realtà italiana
editore: Emi
pagine: 160
Per la loro rilevanza sociale e politica e per il fatto che l'Italia è tra i primi dieci esportatori mondiali di piccole armi, esse meritano un'attenzione particolare, uno sguardo approfondito sulle tecniche di produzione, sul mercato "legale" - che concerne sia il comparto sportivo che quello militare e della sicurezza personale - e anche sull'ampia circolazione "illegale" delle armi leggere. Le armi leggere (small arms and light weapons¸ SALW nella definizione adottata dagli organismi internazionali) sono da anni al centro del dibattito politico e della riflessione etica: prima bersaglio del movimento contro la caccia, poi indicate come strumenti devastanti nelle mani di miliziani e ribelli che si sono macchiati di genocidi e crimini contro l'umanità, infine tra le cause che nelle periferie e nelle metropoli di tutto il mondo portano a registrare 1000 morti al giorno per armi da fuoco. Noto soprattutto per i suoi fucili da caccia e da tiro sportivo, il distretto armiero bresciano-gardonese non è solo la principale area produttiva delle small arms made in Italy, ma anche uno dei più competitivi centri industriali d'Europa per la produzione di armi leggere militari, adottate dalle forze armate e dell'ordine italiane e anche scelte per la loro affidabilità dagli eserciti di mezzo mondo, a cominciare da quello statunitense, che ha optato per la pistola Beretta sin dal 1985.
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