Marcos y marcos: Gli alianti
Breviario del rivoluzionario da giovane
di Bruno Osimo
editore: Marcos y marcos
pagine: 233
La rivoluzione è alle porte, l'ultima giustizia borghese si è spenta
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Fare pochissimo
di Paolo Onori
editore: Marcos y marcos
pagine: 222
Un autobus con dei passeggeri che a guardarli sembra che dicano tutti "Anche da lontano, si vede, che non mi vuoi più bene", u
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Nonnitudine
di Fulvio Ervas
editore: Marcos y marcos
pagine: 253
È così piccolo, eppure cambia tutto: la sua risata è un'onda anomala di felicità
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L'angolo del mondo
di Mylene Fernández Pintado
editore: Marcos y marcos
pagine: 221
Davanti agli occhi l'oceano dell'Avana che risplende; nel cuore il peso di una vita che non decolla
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Penelope Poirot e il male inglese
di Becky Sharp
editore: Marcos y marcos
pagine: 300
Penelope Poirot è ormai famosa
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Tutti romani tutti romanisti. Il romanzo di César Gómez
di Andrea Cardoni
editore: Marcos y marcos
pagine: 191
A Roma i derby fanno storia; chi c'è stato, giura che sono tra le partite più belle in assoluto
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Un miliardo di anni prima della fine del mondo
editore: Marcos y marcos
pagine: 221
Fa un caldo feroce a Leningrado, e Maljanov non è al mare con moglie e figlio, è rimasto a casa, immerso nella sua ricerca sul
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La terra si muove
di Livi Roberto
editore: Marcos y marcos
pagine: 190
Lui non invidia i miliardari o le genti belle di successo, lui invidia l'uomo che riesce a dormire sempre
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Undici treni
di Paolo Nori
editore: Marcos y marcos
pagine: 157
Stracciari registra i silenzi. Registra anche i suoni; gli piacciono i suoni, i silenzi, le calze delle donne, la carta che si infilava tra i raggi della bicicletta per far finta di avere una moto, il suono del modem le prime volte che ci si collegava a internet, il messaggio che si sentiva quando entravi in banca "Siete pregati di depositare gli oggetti metallici nell'apposita cassettiera". Ci farebbe una mostra, di silenzi e di suoni. Gli piace anche quando lo mandano affanculo e quando gli dicono "Poverino". Una cosa che non può sopportare, è quando gli chiedono "Come stai?" "Eh" risponde. Ha un giubbetto con un'etichetta con "Poliestere" scritto in trenta lingue diverse, e un vicino di casa che si chiama Baistrocchi che lo tratta un po' male, e un bar sotto casa che loro chiamano Tristobar. Gli piace anche il Tristobar, a Stracciari. E gli piacciono quelli che fanno albering, supermarketing, funiviìng, macchining, bankomating, lavòring, antropologiìng. E gli è piaciuta una ragazza sarda che ha vissuto con lui per un po' di anni e in tutti quegli anni non gli ha mai detto "Amore" o "Caro" o "Tesoro" o delle cose del genere. Al massimo gli ha detto "Disgraziato". Se era proprio molto ma molto contenta, gli diceva "Delinquente". E lui era così contento, anche lui.
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Vento del sud
di Elmar Grin
editore: Marcos y marcos
pagine: 252
Einari è un uomo buono. Ama la sua terra, il profumo dei boschi finlandesi che si scioglie nell'aria a primavera, quando soffia tiepido il vento del Sud. Einari è un uomo paziente. Ha la forza del suo corpo contadino, la sua Elsa che fa di una cena a latte e patate una festa, due bambini che coltivano girasoli in un pugno di terra. Perché lamentarsi, quindi, se il padrone, dopo anni di lavoro durissimo, ti assegna una misera casetta su un lembo sassoso, all'ombra? Perché protestare quando scopri che ti rivendono come manodopera per molto più di quello che danno a te? Einari il suo mondo lo tiene tra le braccia. Suo fratello Vilho no, lui è giovane, inesperto. La sua ribellione è assoluta. Vilho questi torti non li accetta, è pronto persino a rinunciare alla donna amata, solo perché è la figlia di quel padrone avido e prepotente. Vilho è un vulcano di giustizia, dice quello che pensa e fa quello che dice. Einari invita Vilho alla prudenza, capisce le barzellette in ritardo, parla poco, ma non c'è mai nulla che gli sfugga. Mentre lavora il burro con le mani, mentre trasporta tronchi sulle piste gelate, pensieri ed emozioni mettono lentamente radice dentro di lui. Crescono robusti nelle lunghe notti di trincea, quando governi lontani lo strappano ai boschi, alla famiglia, per mandarlo a combattere una guerra non sua. Gli raddrizzano la schiena quando torna nella patria devastata, dove troppi hanno sofferto.
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Dobbiamo trovarla
di Lisa Gardner
editore: Marcos y marcos
pagine: 460
Quattrocentosettantadue giorni in balìa di un pazzo. Rinchiusa in una cassa, violentata. Poi, finalmente, la polizia irrompe nel motel dove è tenuta prigioniera, la libera, la riporta a casa. E vissero a lungo felici e contenti? No, perché Flora non è più Flora. È una ragazza diversa, quella che riabbraccia la mamma nella fattoria tra i boschi, una ragazza che è stata in un posto da cui è difficile fare ritorno. La sua casa adesso è la paura, la sua ossessione che altre ragazze possano subire quello che ha subito lei. I suoi occhi distinguono buio da buio, le sue orecchie colgono fruscii impercettibili. Fabbrica armi letali dal nulla con le mani. D.D. Warren, poliziotta di ferro, ce l'ha con lei. Flora ha ucciso un sospetto violentatore che avrebbe potuto spiegare molte cose. È diventata una giustiziera? Altre tre ragazze sono state rapite a Boston e la polizia brancola nel buio. Quando anche Flora scompare, D.D. si arrabbia davvero. Notti in bianco, caffeina, adrenalina: D.D. Warren e la sua squadra sanno una cosa sola. Dobbiamo trovarla. Il profumo di cibo nel buio, se hai fame e sei chiusa in una cassa, è irresistibile. La paura può generare dipendenza, la preda divorare il predatore.
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