Rubbettino: Storie
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Il castello sull'Hudson
Charles Paterno e il sogno americano
di Cantore Renato
editore: Rubbettino
pagine: 144
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L'opposizione bloccata
PCI e centro-sinistra (1960-1968)
di Marzillo Massimiliano
editore: Rubbettino
pagine: 284
Il miracolo economico aveva cambiato il volto del Paese, trasformandone la composizione sociale, le strutture urbane, la cultu
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Luigi Einaudi
Un economista nella vita pubblica
di Farese Giovanni
editore: Rubbettino
pagine: 158
A che cosa servono gli economisti, se oggi stanno zitti, quando una grave questione si impone al Paese?
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Tangentopoli
di Maiolo Tiziana
editore: Rubbettino
pagine: 194
Vent'anni fa fu arrestato Mario Chiesa
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Y Saigon 1972
di Siggia Sandro M.
editore: Rubbettino
pagine: 338
Y-Saigon 1972 - è il diario di un giovane diplomatico italiano - Y, in vietnamita significa italiano - alle prese con la sua p
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Matteo Messina Denaro. La mafia del camaleonte
di Fabrizio Feo
editore: Rubbettino
pagine: 286
Crudeltà ed equilibrio, obbedienza e senso critico, regole antiche e moderna lucidità, dolce vita e monastico isolamento. Tutto e il suo contrario. Matteo Messina Denaro è L'Assoluto, così lo chiamano i fedelissimi. Più di un capo carismatico: un oggetto di venerazione. Blasone mafioso riverito, la ferocia dei corleonesi e un fiuto politico spiccato, il padrino di Castelvetrano è il vero erede di una tradizione. Quella per cui Cosa nostra è antistato, ma anche potere reale, legge non scritta eppure rispettata, da almeno due secoli. Ben prima che i padri fondatori della mafia newyorkese partissero per gli States, dalle coste di Trapani. Tessitore di legami, tra famiglie, mandamenti e province, è lui il profeta della mafia del terzo millennio: valori arcaici dissimulati e affari spregiudicati fatti nel silenzio. E rapporti stretti con 'ndrangheta e camorra. Messina Denaro è il cardine di interessi criminali e politici, di trame inconfessabili. Il custode dei segreti di una terra che è culla di logge massoniche deviate e disegni eversivi. La terra in cui, secondo molti, Cosa nostra è nata. E dove, più che altrove, è diventata cultura: di un pezzo importante della borghesia e dei gruppi di potere.
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Fiumicino 17 dicembre 1973. La strage di settembre nero
editore: Rubbettino
pagine: 181
È passato poco più di un anno dall'attentato terroristico di Monaco quando il mondo, ancora sotto shock per la morte degli atl
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Rammemorare la Shoah. 27 gennaio e identità europea
editore: Rubbettino
pagine: 348
Esiste una società europea? E, nella nostra realtà attuale, si hanno processi che muovono in questa direzione? Il presente lib
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Umberto Zanotti Bianco. Patriota, educatore, meridionalista: il suo progetto e il nostro tempo
di Zoppi Sergio
editore: Rubbettino
pagine: 247
Umberto Zanotti Bianco (1889-1963) è tra i grandi del Novecento italiano
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«Cari compagni... fraterni saluti.» Mezzo secolo di vtia nella sinistra italiana
di Provantini Alberto
editore: Rubbettino
pagine: 313
Cari compagni
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L'inventore del trasformismo. Liborio Romano, strumento di Cavour per la conquista di Napoli
di Nico Perrone
editore: Rubbettino
pagine: 209
Che il conte di Cavour, maestro della tessitura diplomatica, avesse mandato un carico di fucili a Napoli, non lo aveva detto nessuno. Destinatario di quelle armi era stato il ministro di polizia borbonico, don Liborio Romano. Sembra incredibile, ma lo dimostrano i documenti pubblicati in questo libro. Liborio Romano aveva incominciato la sua attività politica in una setta carbonara, era stato per lunghi anni nelle carceri borboniche, in esilio e a domicilio coatto. Ma infine era riuscito a salire al rango di ministro di Francesco II. Per consegnare Napoli a Garibaldi, senza colpo ferire, si era servito dell'aiuto della camorra, ma con questa operazione temeraria aveva sbarrato il passo alla conquista da parte di Cavour. Aveva realizzato insomma un duplice tradimento, nei confronti del suo re e nei confronti di Cavour. Il trasformismo fu la caratteristica politica di don Liborio: alle origini dell'unità, proprio lui ne fu l'inventore nella penisola italiana. La storia di Liborio Romano prosegue con una trionfale elezione al parlamento del Regno d'Italia, ma Cavour, che non lo aveva perdonato, ne decise l'esclusione dal potere politico.
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