Adelphi: Biblioteca Adelphi
La gloria
di Vladimir Nabokov
editore: Adelphi
pagine: 256
Nella sua cameretta, sulla parete sopra il letto, «era appeso l'acquerello di un fitto bosco con un sentiero serpeggiante che
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La cognizione del dolore
di Carlo Emilio Gadda
editore: Adelphi
pagine: 381
A Lukones, in una villa isolata, una madre e un figlio si fronteggiano
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Il libro contro la morte
di Canetti Elias
editore: Adelphi
pagine: 400
Il libro più importante della sua vita, Canetti lo portò sempre dentro di sé ma non lo compose mai
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Il buon vino del signor Weston
di Theodore F. Powys
editore: Adelphi
pagine: 288
Un pomeriggio di fine novembre del 1923, un vecchio furgoncino Ford con a bordo due uomini fa il suo ingresso in un piccolo vi
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Il sorcio
di Georges Simenon
editore: Adelphi
pagine: 160
Raramente Simenon ha creato un intreccio così ricco e frizzante come in questo romanzo, che è stato definito «un Maigret senza
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L'isola di Sachalin
di Anton Cechov
editore: Adelphi
pagine: 464
«Per quanto si riferisce a me, non provo appagamento alcuno per il mio lavoro, perché lo trovo meschino» scriveva Cechov all'a
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Scritti di Rodez
di Antonin Artaud
editore: Adelphi
pagine: 379
Nel settembre del 1937 Antonin Artaud venne arrestato a Dublino, dov'era andato per restituire agli irlandesi il Bastone di Sa
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La vita delle immagini
di Charles Simic
editore: Adelphi
pagine: 339
È «come un tavolo sul quale disponiamo oggetti interessanti trovati durante una passeggiata: un ciottolo, un chiodo arrugginit
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La casa dei Krull
di Georges Simenon
editore: Adelphi
pagine: 210
La casa dei Krull è al margine estremo del paese, e loro stessi ne vengono tenuti ai margini
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La neve di san Pietro
di Perutz Leo
editore: Adelphi
pagine: 183
Quando Friedrich Amberg riacquista un barlume di coscienza, in una stanza d'ospedale, è come «una cosa senza nome, un essere p
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Des mois
di Tommaso Landolfi
editore: Adelphi
pagine: 169
Luogo deputato a radunare "le deiezioni dell'anima", il diario è il più degradato, il più "gloriosamente abietto" dei generi: ma in Landolfi, ha scritto Manganelli, subisce una radicale metamorfosi. Anziché catalogo di eventi ed emozioni quotidiane, diventa un'invenzione retorica dove passato e futuro si fondono in un "perituro istante" e il tempo risulta annullato; anziché documento privato, diventa, nella sua instabile tessitura di temi, rifiuto di sé. Mutevolmente, in "Des mois"- terzo pannello dopo "La bière du pécheur" e "Rien va" - Landolfi trascorre infatti dalla particolare coloritura delle immagini di sogno, irriproducibili dalla parola, alla segreta fraternità con una gatta (i gatti sono per lui i soli animali che conoscano la noia umana, quella legata al vuoto, al "tempo senza fondo"); dal conflitto tra la "lusinga dei miei vizi" (cioè il richiamo della vita) e la mediocrità borghese (cioè l'abiezione) allo stile, che nei grandi scrittori è distanza, capacità di considerare frasi e parole meri strumenti e non già "sacri arredi"; dal naturale stato di sottomissione agli eventi che ci impedisce di adattarci alla desiderata e aborrita libertà al rapporto con i figli, che, usciti dal "malevolo nulla", lo sfidano con la loro presenza miracolosa e accusatrice, lasciandolo lacerato tra "una tragica sollecitudine e la coscienza della metafisica inanità di qualsiasi affettuoso intervento". Centro di questo simulato e veritiero diario è del resto - sono ancora parole di Manganelli - "il sacrilegio, la violazione, la violenza per diniego, la clandestina e blasfema celebrazione di una irreparabile impurità, una fessura che ferisce il mondo da parte a parte, e ne annuncia la vocazione catastrofica".
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