Artemide: Arte e cataloghi
Arte e cultura del Mediterraneo nel XX secolo
Ediz. italiana, spagnola, francese, inglese e portoghese
editore: Artemide
pagine: 998
Available
Tracce di colore. Policromia di sculture in pietra nell'Italia tardomedievale. Studi e restauri
di Eliana Billi
editore: Artemide
pagine: 150
Anche l'Italia come i paesi d'oltralpe ha colorato nel Medioevo le sue sculture in pietra
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Cultura due. L'architettura ai tempi di Stalin
di Vladimir Papernyj
editore: Artemide
pagine: 302
"Questo libro ha alle spalle una storia che da sola merita attenzione e considerazione
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Immagini e arte sacra nel concilio di Trento. «Per istruire, ricordare, meditare e trarne frutti»
editore: Artemide
pagine: 255
La prima parte di questo volume è dedicata alla teologia dell'immagine, con i contributi di Franc?ois Boespflug, Le manteau des saints, ou comment le concile de Trente a placé les images sous leur protection; di Michelina Tenace, All'origine del Decreto sulle immagini di Trento, il Concilio Nicea II, e di Alessandra Bartolomei Romagnoli, Rappresentazioni della santità mistica prima e dopo il Concilio di Trento. La seconda parte riguarda, invece, l'identità e la genesi del decreto, a cominciare dal contributo di Paolo Prodi, Storia, natura e pietà: il problema della disciplina delle immagini nell'età tridentina. Altri tre saggi sono incentrati sulla presenza al concilio del teologo gesuita Diego Laínez e sul suo ruolo nella genesi del decreto sulle immagini: Paul Oberholzer SJ, Diego Laínez come teologo del Concilio e la presenza gesuita nel concetto della sua identità; Lydia Salviucci Insolera, La formulazione del Decreto sulle immagini nei manoscritti di p. Diego Laínez, e Mirella Saulini, Diego Laínez e l'elaborazione della scrittura del Decreto. La terza parte riguarda la ricezione del decreto, con alcuni esempi storici e artistici chiarificatori: Roberto Pancheri, La raffigurazione del concilio di Trento come "historia sacra"; Cristina Mandosi, Istruzione del cardinale Gabriele Paleotti per la Costruzione delle Cappelle nei Palazzi, e Anna Eleanor Signorini, Le cappelle gentilizie a Roma dalle norme tridentine ai primi trattati di fine '500: il caso dell'agostiniana Cappella Cavalletti (1603-1605). L'ultima parte è dedicata alla pala d'altare dell'Assunzione della Vergine di Scipione Pulzone nella cappella Bandini, in S. Silvestro al Quirinale, la cui iconografia deriva da una consultazione avuta dai committenti direttamente con il cardinale Gabriele Paleotti. L'analisi di questa famosa pala serve a rimarcare la complessità dell'incontro concreto tra il significato teologico dell'immagine e la sua effettiva elaborazione in un'opera d'arte. I contributi sono di Luigi Mezzadri CM, San Silvestro al Quirinale fra rinascimenti e riforme; di Lydia Salviucci Insolera, L'Assunzione della Vergine di Scipione Pulzone tra stile e teologia, e di Cristiana Bigari, Gli stucchi cinquecenteschi e la pala d'altare della cappella Bandini in S. Silvestro al Quirinale. In appendice, a cura di Mirella Saulini, le trascrizioni latine e le relative traduzioni del decreto tridentino, con una selezione di brani di p. Laínez.
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Benvenuto Ferrazzi (1892-1969). Il realismo fantastico tra le avanguardue del Novecento
di Moreschini Laura
editore: Artemide
pagine: 256
Lo studio di Laura Moreschini restituisce a Benvenuto Ferrazzi il suo posto all'interno della cultura figurativa romana del XX
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Tiepolo a Milano. La decorazione dei Palazzi Archinto, Casati e Clerici
di Finocchi Ghersi Lorenzo
editore: Artemide
pagine: 255
Questo volume è il risultato principale dell'attività di ricerca svolta dall'unità locale dell'Università IULM di Milano nel c
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Prospettiva, luce e colore nell'illusionismo architettonico. Quadraturismo e grande decorazione nella pittura di età barocca
editore: Artemide
pagine: 379
Un fenomeno quanto mai affascinante, nella fase più intellettualistica del Manierismo cinquecentesco, fu la moltiplicazione dei livelli di realtà per via d'inganno pittorico, inaugurata su grande scala da Michelangelo nella volta della Sistina (1508-12), dove all'intelaiatura architettonica proposta come verosimile si giustappongono "al di qua" gl'ignudi e "al di là" le scene bibliche negli sfondati. Tra gli altri Francesco Salviati, Taddeo e Federico Zuccari, Bernardino Barbatelli detto il Poccetti adattarono alle pitture murale profane in palazzi e palazzetti virtuosismi ottici e prospettici, così da combinare l'impressione di sporgenza delle figure e delle finte statue in primo piano con l'impressione contraria di sprofondamento verso la lontananza delle scene narrative, proposte però talora come "quadri riportati" o addirittura panni dipinti con tanto di galloni frangiati e finti arazzi, sovrapposti a strutture seminascoste e tuttavia visibili. Toccato un vertice altissimo dai Carracci nella Galleria di palazzo Farnese a Roma (1597-1600 circa), la pittura murale con intenti illusionistici si sarebbe sviluppata ulteriormente in varie direzioni. E in questo processo che si sviluppa e si consolida la specificità del "quadraturismo", tipologia pittorica evidentemente collegata dal punto di vista etimologico con il "lavoro di quadro" o la "quadratura", operazioni tanto grafiche quanto plastiche.
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I pittori del dissenso. Giovanni Benedetto Castiglione, Andrea de Leone, Pier Francesco Mola, Pietro Testa, Salvator Rosa
editore: Artemide
pagine: 207
Lo storico dell'arte Luigi Salerno, già nei primi anni settanta del '900, individuava una "corrente del dissenso" in seno alla
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Paolo Veronese. Tra riforma e controriforma
di Fabrizio Biferali
editore: Artemide
pagine: 144
Nel ripercorrere la vicenda umana e artistica del Veronese, il libro ricostruisce il suo percorso culturale concentrandosi sulla complessità delle controversie religiose che videro l'artista interessato, almeno in una fase, a posizioni eterodosse. Si parte quindi dall'interesse verso i primi temi sacri, come "La resurrezione della figlia di Giairo" per la cappella Avanzi in San Bernardino a Verona e il bel "Compianto sul Cristo morto" del Museo di Castelvecchio, sempre a Verona, per giungere a quella sorta di testamento spirituale che è la Pala di San Pantalon. Di tutte le opere prese in esame, Biferali approfondisce la personalità dei committenti per evidenziarne l'eventuale adesione a movimenti eterodossi e si sofferma sulla cerchia di personaggi facente capo alla chiesa di San Francesco della Vigna appartenente ai francescani osservanti. Nei diversi livelli di lettura proposti da Biferali, saldamente ancorati alla vasta bibliografia veronesiana, il libro offre gli strumenti analitici per ripercorrere in chiave storica e storico-religiosa l'avventura artistica di Paolo Caliari e arricchisce di un nuovo tassello la letteratura critica sull'argomento.
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Archeologia e arte della Cina
editore: Artemide
pagine: 75
Le Collezioni di archeologia e d'arte del Museo Nazionale d'Arte Orientale "Giuseppe Tucci" offrono al visitatore un'ecceziona
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Arte del Tibet e del Nepal
editore: Artemide
pagine: 48
Il settore Tibet e Nepal del Museo nazionale d'arte orientale "Giuseppe Tucci" è intimamente legato alla storia della ricerca scientifica italiana in Asia. La collezione è prevalentemente costituita da dipinti arrotolabili su stoffa, statue in lega metallica, cretule votive, affreschi, suppellettili e oggetti rituali, oltre a gioielli e a parti di mobili. Fra le tipologie ora enunciate, i dipinti su stoffa (Thang.Ka) e le cretule (Sa.Tsa.Tsa) fanno di questa una tra le più importanti collezioni d'arte tibetana del mondo, sia per la qualità della realizzazione formale che per la quantità di un repertorio estremamente articolato. Il settore trova infine organico e necessario complemento nelle centinaia di testi tibetani originali, a stampa e manoscritti, raccolti da Giuseppe Tucci e conservati presso la biblioteca dell'IsMEO, accanto all'ampio archivio fotografico, documentante le spedizioni in area tibeto-himalayana. I materiali e i dati afferenti al settore Tibet-Nepal, inestimabili tanto dal punto di vista della ricerca scientifica che della divulgazione, fanno del MNAOr una delle sedi di riferimento naturale per gli studi centro-asiatici a livello internazionale, consegnando potenzialmente all'Italia il ruolo trainante che le compete nelle attività di ricerca sulle culture e civiltà d'Asia centrale e particolarmente himalayane.
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Arte del Gandhara
editore: Artemide
pagine: 80
Nelle aree dell'antico Nord-Ovest indiano, un territorio di frontiera tra mondi diversissimi, corrispondente all'attuale Pakistan e a parte dell'Afghanistan, tra la fine del I secolo a.C. e il IV-V secolo d.C. si manifestò una particolare corrente figurativa a contenuto prevalentemente buddhista, comunemente definita "arte del Gandhara", caratterizzata dalla compresenza di componenti ed influssi classici (ellenistico-romani), indiani, iranici e centroasiatici, composti in una sintesi originalissima di linguaggi formali, simbolici e filosofici. I materiali d'elezione di questa produzione che oltre ad essere scultorea, è anche architettonica - ma che, a giudicare dai rari frammenti, doveva essere anche pittorica - sono lo schisto, talora il calcare, lo stucco e l'argilla cruda. Durante il XIX secolo e nei primi decenni del secolo appena passato, i rilievi buddhisti del Gandhara erano stati apprezzati dagli studiosi occidentali come le uniche creazioni del mondo indiano degne di un qualche interesse artistico, una valutazione sostanzialmente motivata dalla presenza di caratteri stilistici chiaramente collegati all'arte occidentale ellenistica e romana che si esprimono nel modo di rappresentare le figure, nei panneggi e nella resa spaziale. La definizione "arte del Gandhara" per questo fenomeno figurativo nasce proprio dalla consapevolezza di tali complessità e peculiarità. Il volume da conto, con ampia documentazione fotografica, delle collezioni custodite al MNAO.
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