fbevnts Poesia - tutti i libri della collana Poesia, Donzelli - Bookstores Università Cattolica del Sacro Cuore | Pagina 4
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Donzelli: Poesia

Il respiro delle pietre

Testo tedesco a fronte

di Meister Ernst

editore: Donzelli

pagine: 176

Available
9.30
Available
9.30

Spontaneamente

Testo inglese a fronte

di Gallagher Tess

editore: Donzelli

pagine: 192

Available
9.30

Carta mediterranea

di Trucillo Luigi

editore: Donzelli

pagine: 96

Available
9.30

Il cinico bebè e altre poesie

di Smith Stevie

editore: Donzelli

pagine: 96

Available
9.30

La pura superficie

di Guido Mazzoni

editore: Donzelli

pagine: 78

"Uscirà, sarà un passante, osserverà i dettagli minimi, gli oggetti nelle strade, gli stratocumuli sopra le case tracciare seg
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13.00

È presto ancora. Testo greco a fronte

di Odisseas Elitis

editore: Donzelli

pagine: 334

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21.00

Parole del tempo

di Calogero Lorenzo

editore: Donzelli

pagine: XXX-220

Mandai lettere d'amore ai cicli, ai venti, ai mari, a tutte le dilagate forme dell'universo
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19.00

I mondi

di Guido Mazzoni

editore: Donzelli

pagine: 66

Guido Mazzoni è nato nel 1967. Ha vissuto e lavorato a Pisa, Parigi, Londra e Chicago. Insegna letteratura all'Università di Siena. Ha scritto i saggi "Forma e solitudine" (Marcos y Marcos, 2002) e "Sulla poesia moderna" (Il Mulino., 2005). Questo è il suo primo libro di poesie.
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13.00

Ecco il mio nome. Testo arabo a fronte

di Adonis

editore: Donzelli

pagine: 203

"Diremo la verità:/ noi siamo l'assenza/ non ci ha generato un ciclo né la polvere/ siamo schiuma che evapora dal fiume delle parole/ ruggine in ciclo e le sue costellazioni/ ruggine nell'esistenza!" Adonis
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14.00

Mi capirebbero le scimmie. Poesie (1928-1944). Testo ungherese a fronte

di Miklós Radnóti

editore: Donzelli

pagine: 155

Uno dei massimi poeti ungheresi del novecento, Miklós Radnóti è rimasto sino ad ora quasi sconosciuto in Italia. In occasione del centenario della nascita, il volume propone al lettore italiano una sua ampia antologia, curata e tradotta da Edith Bruck. Nato a Budapest nel 1909, Radnóti ha avuto una vita estremamente difficile, stroncata nel 1944, a soli 35 anni, nel modo più indegno. Una lingua innovativa, ma universale la sua che testimonia un cuore eroico, lo specchio di una personalità fuori dal comune, quella di un uomo capace di restare fedele a se stesso e alla sua patria-patrigna fino all'ultimo giorno, fino alla pallottola che lo colpì alla nuca, quando ormai era già stremato dai lavori e dalle marce forzate tra i diversi campi in Romania, in Serbia, in Ungheria. Eppure, né le umiliazioni estreme né i lavori disumani, a cui fu condannato per la sua origine ebraica, ne hanno mai piegato l'umanità, la libertà interiore, accrescendone piuttosto la coscienza civile ecumenica, la lucidità nello scrivere, testimoniare. Per Radnóti la matita era un'arma, per continuare fino all'ultimo minuto a comporre versi, come nel caso di quell'ultima poesia, trovata nella tasca del suo impermeabile quando nel 1946, dopo che i suoi resti furono riesumati dalla fossa comune ad Abda, vicino al confine con l'Austria, quando Radnóti ricevette finalmente una degna sepoltura.
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14.00

Menhir

di Antonio Prete

editore: Donzelli

pagine: 131

L'esordio alla poesia di uno dei massimi studiosi di letteratura italiani. Una biografia interiore, estesa in un ventaglio molto vasto di registri, di toni, di misure, ma unificata dalla presenza forte della natura. Una natura percepita come lingua del paesaggio ma soprattutto come silenzioso mostrarsi delle cose, come movimento di apparizione e sparizione, come annuncio e declino, come fulgore e ferita. La presenza - dei viventi e delle cose confina, in questi versi, con l'ombra di un senso che sempre si ritrae, fluttuante tra l'impossibile e il metafisico. Temi e motivi propri dei libri teorici e critici di Prete (la luce e l'ombra, l'elemento stellare e lunare, la vertigine della parola) affiorano consegnati alla musica del verso. Il titolo è un omaggio al paesaggio salentino, da cui l'autore proviene, terra dove si possono incontrare quelle misteriose antiche pietre. E indica il senso della verticalità, della interrogazione estrema e in certo senso originaria che trascorre in questi versi.
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13.50

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