Libri di Antonio Prete
Convito delle stagioni
di Antonio Prete
editore: Einaudi
pagine: 144
Con questa nuova raccolta, Antonio Prete approfondisce i temi che gli sono più cari, e che della poesia sono elementi purissim
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Se la pietra fiorisce
di Antonio Prete
editore: Donzelli
pagine: 118
"Disloca, il punto d'osservazione, porta il pensiero fino all'orlo di una nuvola, e ancora più oltre, di là dal cerchio lunare: vedrai allora, in quelle lontananze, che niente della terra è cancellato."
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Finitudine e infinito. Su Leopardi
di Antonio Prete
editore: Feltrinelli
pagine: 176
Scopo dell'autore è quello di liberare il poeta da categorie scolastiche e semplicistiche che per molto tempo ne hanno avvilito il pensiero impedendo di accostarvisi in modo libero e interrogativo. La prima formula a essere messa in discussione è quella del pessimismo, seguito a ruota da quella che si ostina a vedere nel suo percorso poetico e intellettuale un passaggio dalla natura benigna alla natura matrigna. Nello smontare queste e altre costruzioni superficiali, viene posta in primo piano la definizione del pensiero di Leopardi come pensiero della finitudine. Nel cuore della finitudine prende campo l'azzardo di un infinito impossibile da esplorare e impossibile da trattenere nel linguaggio: è il germe da cui nasce il suo "pensiero poetante".
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Il deserto e il fiore. Leggendo Leopardi
di Antonio Prete
editore: Donzelli
pagine: 143
In questo saggio, che chiude l'ideale trilogia dedicata a Leopardi, l'autore affronta il tema della modernità del poeta di Recanati. Egli anticipa il tratto fondamentale dell'uomo contemporaneo, che si muove in un universo fatto di opposizioni apparentemente inconciliabili. Nella sua lirica la frattura si esprime tramite polarità che si attraggono: per questo nel deserto c'è il fiore, nella finitudine il respiro dell'infinito, nella ferita della vita la presenza dolceamara di ciò che è perduto. Seguendo le vie dei "Canti" e delle "Operette morali", Prete indaga nelle pieghe di un solo verso - "negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi - nella "filologia fantastica" della prosa morale, concentrandosi sullo "Zibaldone", il testo forse più profondo della modernità.
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I fiori di Baudelaire. L'infinito nelle strade
di Antonio Prete
editore: Donzelli
pagine: 191
A centocinquant'anni dalla prima edizione dei "Fiori del male", Antonio Prete, critico e traduttore di quegli stessi versi, dedica a Baudelaire un saggio a tutto campo: profilo critico e insieme interpretazione dei motivi che trascorrono nei versi, biografia intellettuale e indagine sui rapporti del poeta con la propria epoca. Sospeso a metà tra la dimensione del racconto critico e il saggio, della biografia intellettuale e la meditazione sulle ragioni fondative dell'arte, questo libro coglie già nel grande poeta parigino quei temi che attraverseranno le esperienze poetiche e intellettuali dell'Ottocento e del Novecento: la metropoli moderna con la sua folla e lo spaesamento dell'individuo, l'emarginazione prodotta dalla modernità, i lampi dell'altrove, del non vissuto, e la loro fascinazione, il sublime e l'abiezione, l'azzurro e la ferita; e poi ancora, il sapere amaro del viaggio, la malinconia del tempo irreversibile, lo splendore e la corruzione della bellezza, il corpo femminile, il profumo, l'artificio, la moda, le forme e la saggezza dell'animale, il grottesco, l'elemento celestiale e infernale che abita l'uomo, l'angelo e la sua imperfezione, il pensiero dell'intimità, il pensiero dell'arte. Un universo di suggestioni passato al setaccio. Al centro, la vicenda delle poesie condannate dal tribunale ed espulse dal corpo del testo.
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Menhir
di Antonio Prete
editore: Donzelli
pagine: 131
L'esordio alla poesia di uno dei massimi studiosi di letteratura italiani. Una biografia interiore, estesa in un ventaglio molto vasto di registri, di toni, di misure, ma unificata dalla presenza forte della natura. Una natura percepita come lingua del paesaggio ma soprattutto come silenzioso mostrarsi delle cose, come movimento di apparizione e sparizione, come annuncio e declino, come fulgore e ferita. La presenza - dei viventi e delle cose confina, in questi versi, con l'ombra di un senso che sempre si ritrae, fluttuante tra l'impossibile e il metafisico. Temi e motivi propri dei libri teorici e critici di Prete (la luce e l'ombra, l'elemento stellare e lunare, la vertigine della parola) affiorano consegnati alla musica del verso. Il titolo è un omaggio al paesaggio salentino, da cui l'autore proviene, terra dove si possono incontrare quelle misteriose antiche pietre. E indica il senso della verticalità, della interrogazione estrema e in certo senso originaria che trascorre in questi versi.
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All'ombra dell'altra lingua. Per una poetica della traduzione
di Antonio Prete
editore: Bollati Boringhieri
pagine: 138
Fare rivivere in un'altra lingua la parola letteraria è al tempo stesso opera alchemica e prova di audacia
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Meditazioni sul poetico
di Antonio Prete
editore: Moretti & vitali
pagine: 187
"Nel paese della poesia. Nella terra dove l'invisibile si affaccia con i suoi riverberi, l'impossibile con le sue trasparenze, il non accaduto con le sue fantasmagorie. Sostarvi - per ascoltare la musica del pensiero, per scorgere il sorriso del pensiero - vuol dire fare esperienza del confine dove sapere e ritmo si congiungono nella parola, e nell'immagine. Dialogare con i poeti, con le loro voci, e le loro lingue, con la sapienza e il tremore e il fulgore dei loro versi, non è solo un esercizio di passione intellettuale e di interpretazione. E un gesto corporeo, in cui tutti i sensi sono in azione, tesi a sporgersi su quell'estremo che la lingua può accogliere, o sfiorare, intenti a percepire i lampi di quell'altra vita, di quel baudelairiano "autre monde", che l'energia della parola, e i silenzi che la abitano, possono mostrarci, nel cuore della nostra finitudine. La poesia, come il sorriso, "aggiunge un filo alla tela brevissima della nostra vita": l'immagine leopardiana ci accompagna nel cammino mentre viaggiamo nelle terre della poesia. Anche laddove quel cammino incontra, proprio con la lingua e nella lingua poetica, l'asperità del dolore, la ferita del vivente, il tragico della storia, il cielo chiuso di una felicità negata." Dalla premessa dell'autore
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Album di un'infanzia nel Salento
di Antonio Prete
editore: Bollati Boringhieri
pagine: 144
Questo libro è un racconto di un'infanzia vissuta nel Salento e allo stesso tempo una riflessione incantata e affabulatoria su
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L'ospitalità della lingua. Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé, Valéry, Rilke, Celan, Machado, Bonnefoy e altri. Testo originale a fronte
di Antonio Prete
editore: Manni
pagine: 240
Tradurre è accogliere un ospite nella casa della propria lingua, ed è anche preservare, e talvolta ravvivare, timbri, forme, modi espressivi e ritmi del poeta che si traduce. Una sfida e un azzardo, e allo stesso tempo esercizio, dolce e arduo, di poesia. Antonio Prete porta nella sua lingua alcuni celebri poeti con i quali si è intrattenuto in un dialogo assiduo e qualche volta quotidiano. Con testo originale a fronte sono raccolte traduzioni di Labé, Ronsard, Baudelaire, Rimbaud, Mallarmé, Verlaine, Dickinson, Valéry, Rilke, Celan, Pessoa, Machado, Neruda, Alberti, Jouve, Char, Jabès, Valente, Bonnefoy. Sono infine resi in versi italiani cinque canti d'amore della tradizione salentina in grìco. Questa nuova edizione, rispetto alla precedente del 1996, raccoglie nuovi testi e nuovi autori, e rinnova alcune traduzioni. Poiché tradurre è essere in cammino verso un'impossibile traduzione perfetta.
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Il cielo nascosto. Grammatica dell'interiorità
di Antonio Prete
editore: Bollati Boringhieri
pagine: 274
Dentro di noi custodiamo un cielo nascosto, uno spazio-tempo altrettanto abissale dell'universo che ci sovrasta. Come è accaduto alla volta stellata, gli interni d'anima hanno attratto cosmografi fin dall'antichità: filosofi, scrittori, teologi e poeti hanno scrutato, contemplato, decifrato, versato in parole "fantasticanti e conoscitive" ogni transito di pensieri, ogni orbita di passioni, ogni ellissi del desiderio. Si è via via affinata una lingua per dire la mobilità dell'io e il teatro degli affetti, e si è scoperto nelle profondità della mente il punto di maggiore consonanza con il ritmo vivente del mondo. Questa pienezza di raffigurazione e il suo stesso oggetto - la vita interiore, concentrata nelle proprie fantasmagorie, ma anche persa in lontananze e silenzi siderali - rischiano oggi di smarrirsi, vittime dello spossessa mento di sé indotto dalla seduzione della vicinanza virtuale e dal frastuono della comunicazione. In controtendenza rispetto ai tempi, Antonio Prete compie qui un prezioso gesto di restituzione. Mette la sua maestria di comparatista al servizio di una materia sconfinata, prelevandovi con levità figure tematiche e passaggi salienti, da Agostino a Joyce, da Montaigne a Proust a Calvino, e cedendo spesso il passo agli amatissimi Leopardi e Baudelaire. Sono tutti loro, insieme con gli artisti che nell'autoritratto hanno sfidato l'irrappresentabile, a costruire idealmente una "grammatica dell'interiorità".
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