Einaudi: Collezione di poesia
Summa di Maqroll il gabbiere
di Alvaro Mutis
editore: Einaudi
pagine: 344
"Al di sopra delle influenze e degli echi, o detto meglio, al di sotto, facendosi strada tra le acque suntuose e dense di quella retorica che proviene dal miglior Neruda, non è difficile riconoscere in Alvaro Mutis la voce di un vero poeta. E aggiungo un poeta della stirpe più rara in spagnolo: ricco senza ostentazione e senza spreco". (Octavio Paz)
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Una notte con Amleto
Una notte con Ofelia
di Holan Vladimir
editore: Einaudi
Il precario e l'irripetibile sono le certezze assiali, le leggi maggiori del nostro vivere
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Musica del futuro
di Hans Magnus Enzensberger
editore: Einaudi
pagine: 192
Apparsa nel 1991, questa raccolta poetica di Enzesberger parla ironicamente di un musica di là da venire, che non si udrà mai:
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Poesie
di Cummings Edward E.
editore: Einaudi
Nel panorama letterario americano del secolo, Cummings è un anarchico stimolato da continue folgorazioni: le sue innovazioni g
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Conseguito silenzio
di Paul Celan
editore: Einaudi
La raccolta delle poesie inedite di Celan, recentemente apparsa in Germania, comprende soltanto testi "già pronti per la stampa", più volte copiati a mano o a macchina senza alcuna variante, e per i quali non è possibile immaginare alcuna ragione a cui si debba l'esclusione voluta dall'autore: non la provvisorietà della stesura, che potrebbe essere indicata da qualche segno a margine o dall'alto numero di varianti, e nemmeno il carattere sperimentale di certe forme espressive. L'unico criterio di esclusione pare essere stato il grado di esplicitezza di alcuni riferimenti, forse, secondo l'autore, capaci di ricondurre l'occasione poetica a momenti troppo privati della sua vita.
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Sincope
di Roberta Dapunt
editore: Einaudi
pagine: 76
Dalle precedenti raccolte di Roberta Dapunt abbiamo imparato a conoscere la vita del maso, i gesti ancestrali della sua gente
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Il prato bianco
di Francesco Scarabicchi
editore: Einaudi
pagine: 139
"Il prato bianco" uscì da un piccolo, raffinato editore, l'Obliquo, nel 1997. Era la terza raccolta poetica di Francesco Scarabicchi, che con quel libro entrava a pieno diritto fra i maggiori poeti italiani contemporanei, confermandosi poi a più riprese nei vent'anni che sono seguiti. L'atmosfera invernale evocata fin dal titolo fece parlare Gian Carlo Ferretti di «uno scenario dominato dal gelo, dalla neve, dal bianco, quasi immagini di un mondo in letargo, invisibile, ma segretamente vivo e disposto al risveglio». E in questa situazione di apparente abbandono che le immagini della natura si fanno precise: prati, serre, fiori, alberi: descrizioni realistiche ma anche metafore a indicare cura e accudimento. Sono paesaggi di una natura coltivata, non selvaggia, e questo accudimento meticoloso, nonostante l'ala fredda che incombe su persone e cose, sembra essere la cifra dell'umanità che emerge da questi versi, già a partire dalla prima poesia. Curarsi di ciò che sopravvive, celebrare senza retorica ciò che è destinato a non sopravvivere: quella di Scarabicchi è una malinconia composta e quasi serena anche quando, nel nucleo centrale del libro, viene affrontato più direttamente il tema della morte: e sono forse le poesie più intense di tutto il libro.
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