Einaudi: Collezione di poesia
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I dodici
di Blok Aleksandr
editore: Einaudi
Spaziando dal linguaggio triviale e corrotto fino allo slavo-ecclesiastico, attraverso quasi tutti i livelli intermedi del rus
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Una distanza inseparabile
di Pennati Camillo
editore: Einaudi
Il volume riunisce la parte più significativa della produzione poetica di Pennati dal 1982 al 1997
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Dispersione
di Sá-Carneiro Mário de
editore: Einaudi
pagine: 121
Non voglio dire che il cielo della mia opera è grande, non so se lo è
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Paradossalmente e con affanno
di Maurizio Cucchi
editore: Einaudi
pagine: 68
Il libro è bifronte: da un lato la prima raccolta poetica di Cucchi (1963-1969), finora mai pubblicata interamente; dall'altro
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Osare dire
di Cesare Viviani
editore: Einaudi
pagine: 114
Viviani ha ormai al suo attivo una lunga serie di libri che hanno fatto la storia della poesia italiana contemporanea. In questo percorso ha attraversato diverse fasi, variando la sua voce e la forma dei testi. Nei suoi libri più recenti era emersa una scrittura aforistico-assertiva che affrontava direttamente i temi delle "cose ultime" che più gli stanno a cuore. Con questa nuova raccolta, pur non derogando all'essenzialità dei pensieri e delle occasioni (la natura come misura esemplare, il riconoscimento dei limiti umani, la fine), si manifesta una svolta, o per meglio dire un ritorno, verso un dire più allusivo, ambiguo, sfuggente, a volte enigmatico, sorprendente per associazioni ed esiti linguistici. Dunque una rinnovata fiducia nella poesia e, sempre di più, nella voce umana, luminosa e fragile; e anche nella percezione di ciò che dura più dell'uomo, purché si proceda col necessario rispetto: sapendo che qualsiasi invocazione o preghiera è un osare, un gesto che sfiora l'azzardo. E che quindi va compiuto con consapevole riserbo.
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Poemetti: Vi amo-L'infermiera di Pisa-Il palazzo e il pazzo
di Ottiero Ottieri
editore: Einaudi
pagine: 246
Per la prima volta riuniti in un unico volume, i tre poemetti autobiografici di Ottieri mostrano la continuità che li lega e appaiono ancora più potenti. Sono tre monologhi torrenziali, un'unica confessione estrosa e tragicomica in bilico tra la sanità e la malattia, il privato e il politico, la follia e il desiderio sfrenato. L'ironia è la chiave di questa partitura in tre movimenti. L'autoironia e l'autodenigrazione sembrano uno sberleffo sull'orlo del baratro, uno sberleffo che, attraverso il caso individuale, colpisce il mondo intero. La malinconia e la disperazione sono come nascoste dalla maschera teatrale, dai giochi di parole, dalle rime impreviste, ma costituiscono la struttura profonda dei poemetti, il luogo dove immancabilmente vanno a finire le ossessioni dell'autore e il mondo esterno, risucchiato anch'esso in una spirale senza fine.
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