Libri di Ennio Flaiano
Chiuso per noia
di Ennio Flaiano
editore: Adelphi
pagine: 326
«Per anni ha scritto delle critiche sui giornali, senza cavarne altro che inimicizie ed errori tipografici» ha detto di sé Fla
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La guerra spiegata ai poveri
di Ennio Flaiano
editore: Rogas
pagine: 96
Uno spietato apologo sulla guerra e sul suo totale non-senso, una satira acuminata sul potere che governa e manipola le vite e
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Tempo di uccidere
di Ennio Flaiano
editore: Adelphi
pagine: 329
«Quando la campagna sarà finita non pochi si precipiteranno a scrivere dei libri» annota Flaiano nel febbraio del 1936, mentre
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L'occhiale indiscreto
di Ennio Flaiano
editore: Adelphi
pagine: 278
Ci sono autori, ha scritto Garboli, che hanno saputo amministrarsi con oculatezza: da loro, «una volta passati a miglior vita,
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Il gioco e il massacro
di Ennio Flaiano
editore: Adelphi
pagine: 316
Esattamente come in "Una e una notte" (1959), anche in questo libro del 1970 due racconti - sono parole di Flaiano - "Si riflettono l'uno nell'altro e si completano, ed è questo il fine che li unisce". Due racconti che parlano di singolari, amare metamorfosi: quella di Lorenzo Adamante, arredatore e produttore cinematografico, una faccia che ricorda Humphrey Bogart negli ultimi anni, una invincibile vocazione alla battuta gelida e tagliente ("Tutto quello che vuole è morire in odore di pubblicità" dice di uno scrittore vanitoso e con smanie mistiche), una diffusa fama di omosessualità che pare misteriosamente dissolversi nella relazione con Anna Bac. E quella di Liza Baldwin, la giovane ricca, bellissima, "certamente kennediana" eppure stanca e sull'orlo della nevrosi, con cui Giorgio Fabro, catapultato a New York per sviluppare il soggetto di un film, va a vivere: per scoprirla poi, con stupore, donna-cane. Il fatto è che, come i suppliziati di una volta, "chiusi in casse dalle quali sporgevano soltanto con la testa", Adamante e Liza si rispecchiano e ci raccontano, per ingannare il tormento, "le loro storie, sempre meno improbabili in una società dove la metamorfosi è una vita di ricambio, tra il gioco e il massacro".
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Opere scelte
di Ennio Flaiano
editore: Adelphi
pagine: 1583
Autore plurimo irresistibilmente ironico-satirico, inarrivabile in un genere, il microtesto, narrativo o sentenzioso, fautore di una lingua chiara e antiretorica, Ennio Flaiano è stato a lungo sottovalutato. Ne era lui stesso (amaramente) consapevole. Il prolungato disinteresse dei critici non può tuttavia stupire: come ha notato Maria Corti, nella nostra letteratura i memorialisti ironico-satirici sono pochi - e certo non riempiono gli scaffali. Rileggere oggi le opere essenziali di Flaiano può dunque riservare folgoranti sorprese: tanto più se le si ripercorre lungo l'asse della cronologia, giacché la sua evoluzione di scrittore incline - per dirla con Peter Altenberg - agli estratti di vita coincide con il progressivo affermarsi di una visione amara e disillusa, sullo sfondo della metamorfosi della società italiana dal primo dopoguerra agli anni Settanta. Questo volume, curato dalla maggiore specialista di Flaiano, Anna Longoni, propone, accompagnandole con ampie e rigorose Note ai testi, cinque delle sei opere apparse vivente l'autore (Tempo di uccidere, 1947; Diario notturno, 1956; Una e una notte, 1959; II gioco e il massacro, 1970; Le ombre bianche, 1972) nella prima sezione; Diario degli errori e La valigia delle Indie, vale a dire due delle opere che Flaiano decise di pubblicare senza poi portarle a compimento - nella seconda; una significativa scelta degli articoli non inclusi nei progetti d'autore nella terza.
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L'uovo di Marx. Epigrammi, satire, occasioni
di Ennio Flaiano
editore: Libri Scheiwiller
pagine: 192
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Le ombre bianche
di Ennio Flaiano
editore: Adelphi
pagine: 300
Queste "ombre bianche", cioè "storie brevi, divertimenti e dialoghi; infine occasioni, satire scritte negli ultimi quindici anni" che Flaiano radunò nel 1972 nella certezza che la realtà avesse ormai superato la satira, raccontano di «un "io" che detesta l'inesattezza ed è stato sopraffatto dalla menzogna». Vi ritroviamo dunque il Flaiano più risentito, impassibile e feroce, capace come pochi di mostrarci le allucinazioni di cui siamo vittime: e mentre legge e sorride è come se uno spiffero gelido investisse d'improvviso il lettore, perché nei mostri messi in scena riconosce, non solo la realtà che lo circonda, ma a tratti, e con raccapriccio, un po' di se stesso.
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Autobiografia del Blu di Prussia
di Ennio Flaiano
editore: Adelphi
pagine: 177
In questa composita raccolta Flaiano descrive luoghi dell'Abruzzo natio in cui la desolazione è profondamente radicata e figure che, su quei fondali, paiono inesorabilmente votate all'autodistruzione: come l'intellettuale romantico e decadente che sospende un'assunzione fatale di veronal solo per la momentanea fioritura di una rosa, o il giovane, ultimo di sei fratelli, cui la famiglia non perde occasione di rinfacciare il suo status di indesiderato, di nato "a tavola sparecchiata". E quando, nel più lungo di questi racconti, Flaiano rievoca la vicenda di uno zio prete, don Oreste, la narrazione affonda ancor più tra quelle rocce scarne, dove "i cattivi umori della terra cristallizzano" e generano quel Blu di Prussia "velenoso, sordido, intelligente...".
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La solitudine del satiro
di Ennio Flaiano
editore: Adelphi
pagine: 380
"Flaneur" come Baudelaire per le vie di Parigi, illuminista paradossale e lieve, Flaiano passeggia per Roma, e la guarda corro
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