Libri di Goffredo Fofi
Storie di cinema. Registi, film, ricordi e racconti del grande schermo
di Goffredo Fofi
editore: Internazionale
pagine: 96
A cosa serve il cinema? Che rapporto ha con la società e la realtà che racconta? E com'è cambiato negli ultimi decenni? In sed
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Italia A/Z. L'Italia in 26 lettere e 45 parole
editore: Orecchio acerbo
pagine: 48
Dalla A di Adriatico alla Z di Zombie - passando per la G di Gratta e vinci e la V di Voltagabbana - quarantacinque impietosi ritratti dell'Italia di oggi. O forse sarebbe meglio dire quarantacinque selfie. Difficile infatti, quasi impossibile, scorrere disegni e parole senza riconoscerci.
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Salvate gli innocenti. Una pedagogia per i tempi di crisi
di Goffredo Fofi
editore: la meridiana
pagine: 160
"Il lavoro di educatore, che non può partire che da una vocazione, comporta doveri che assumono coloriture diverse a seconda che si operi in tempo di pace, di guerra o di crisi: modi diversi di vedere il proprio lavoro e modi diversi di compierlo, di operare. La domanda che dovrebbero porsi gli educatori è sul peso che in questa crisi così vasta e profonda può avere l'educazione, o meglio, una co-educazione comunitaria e collettiva, e che tipo di scuola potrebbe ancora avere utilità e senso. Che cosa possiamo fare, noi singoli, meglio se membri di un gruppo, per ritrovare un cammino che porti da qulche parte dove minore sia l'ingiustizia e maggiore la collaborazione tra le persone di buona volontà, e dove si stimoli e pratichi l'intelligenza delle soluzioni."
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Qui ho conosciuto purgatorio, inferno e paradiso. La storia del prete che ha sfidato la 'ndrangheta
editore: Feltrinelli
pagine: 234
Prima di andare a "Vieni via con me" ospite di Roberto Saviano, pochi conoscevano il coraggio e l'impegno di questo prete anti-'ndrangheta. Si chiama don Giacomo Panizza e la sua storia è stata raccontata davanti a milioni di italiani. Bresciano di origine, don Giacomo Panizza si trova assegnato nel quartiere più estremo di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro. Qui inizia a lavorare a contatto con persone disabili. Accetta di utilizzare a scopi sociali un palazzo requisito ai Torcasio, la famiglia malavitosa più temuta della zona. Non solo lo stabile assegnatogli dista pochi metri dalle abitazioni dei mafiosi a cui è stato sequestrato, ma ogni volta che deve accedere alla struttura deve bussare proprio a loro. Don Giacomo Panizza ha ricevuto molte minacce, la sede è stata più volte danneggiata, qualcuno addirittura è arrivato a sabotare i freni dell'auto di un disabile. Ma don Giacomo non ha mai smesso di metterci coraggio e lottare. In questo dialogo serrato con Goffredo Fofi, non solo emergono la fibra morale di un uomo che si è dedicato ai più deboli della società, ma anche soluzioni concrete per battere la cultura della mafia: "Bisogna che tanti facciano poco, più che pochi facciano molto. Contro le mafie non serve Rambo. Serve che tutti ci impegniamo per la libertà di tutti, e la legalità è cosa nostra, un tassello di questo impegno". Solo così il Sud potrà sprigionare pienamente la propria bellezza. Prefazione di Roberto Saviano.
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La vocazione minoritaria. Intervista sulle minoranze
di Goffredo Fofi
editore: Laterza
pagine: 164
Nel dialogo tra Goffredo Fofi e Oreste Pivetta sfilano gli ultimi cinquant'anni deL nostro Paese, dalla caduta del fascismo al boom economico, da Berlinguer e Moro al craxismo, all'era della televisione commerciale e al berlusconismo, fino alla sconfitta della sinistra. Fofi rievoca le sue esperienze tra i bambini affamati di Cortile Cascino a Palermo negli anni Cinquanta e quelli dei bassi della Mensa popolare a Napoli negli anni Settanta, nei movimenti del Sessantotto e nella successiva resistenza di fronte alla caduta del sistema politico e alla dispersione dei valori morali e civili. Campeggiano le figure di grandi personaggi dell'economia, della politica e della cultura, da Olivetti a Pasolini, dalla Morante alla Ortese, da Danilo Dolci a Nuto Revelli. Uomini e donne che cercarono criticamente di indicare vie alternative - nel lavoro, nella scuola e nell'educazione, nel modello del vivere cittadino. Il fallimento del loro progressismo e la nostra incuria hanno poi consegnato il paese al degrado politico, culturale, ambientale. Ma la storia racconta anche finali differenti: basti pensare alla traccia di potente educazione morale lasciata da Aldo Capitini o dall'esempio non dimenticato di don Milani, il prete di Barbiana.
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Leggere, scrivere, disobbedire. Conversazione con Goffredo Fofi
editore: Minimum fax
pagine: 110
In questo lunga intervista Stefano Benni, stimolato da Goffredo Fofi, ragiona sul suo percorso dentro la scrittura, la politica e le comunicazioni di massa. E su queste ultime si sofferma in particolar modo, sempre alla ricerca di un possibile utilizzo "pedagogico" del mezzo televisivo che lo sottragga al suo ruolo di causa di effetti ben più endemici: di istupidimento e acculturazione forzata. Nell'intervista è presentata anche una vera e propria storia della sinistra italiana in cui Benni ripercorre miserie e ragioni dei corridoi e delle basi "progressiste".
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Come in uno specchio. I grandi registi della storia del cinema
di Goffredo Fofi
editore: Donzelli
pagine: 288
In questo libro, per brevi voci che congiungono informazione e riflessione, biografia e storia, Fofi racconta gli autori più rappresentativi di questi cento anni, le scuole, i periodi, i momenti più importanti dell'evoluzione di un'arte letta e giudicata criticamente nei suoi rapporti con la società. Al centro della riflessione di Fofi rimane il cinema d'autore: quel cinema che, in modi autonomi e insostituibili, ha saputo dare all'uomo del Novecento quanto, e forse più, hanno saputo offrirgli la letteratura, la musica, il teatro, la fotografia. Il risultato è una galleria di "ritratti" che introduce ai dilemmi di un'arte il cui spazio è forse da ridefinire.
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Il Paese della sceneggiata
di Goffredo Fofi
editore: Medusa Edizioni
pagine: 99
Per tutto il corso del Novecento, fino agli anni Ottanta e Novanta, la sceneggiata è stata la forma di spettacolo prediletta dal proletariato napoletano e campano, dal cosiddetto sottoproletariato urbano - in realtà proletariato marginale - e dal mondo contadino che, quando era costretto a entrare in città, trovava il suo svago al teatro Duemila o al Trianon, vicini alla stazione ferroviaria e a piazza Garibaldi. Gli spettacoli erano tre al giorno, la mattina alle 11, il pomeriggio alle 6, la sera alle 9 e il programma cambiava di settimana in settimana, e si provava il nuovo copione nell'unica mattina in cui il teatro era chiuso. Come nel teatro dell'Ottocento, la compagnia aveva attori in ruoli fissi: al centro, "isso, essa e 'o malamente" e la coppia comica. La scena era il vicolo, e simili erano le storie narrate: l'innocenza insidiata, i buoni e i cattivi, un vicinato partecipe. Tutto diventava pubblico, tutto tornava strada. Al quinto atto, la canzone che dava il titolo a ogni testo e ne riassumeva vicenda e sentimenti. Ci fu un tempo in cui il popolo produceva la propria cultura, le proprie forme di spettacolo, la propria musica. Aveva gusti e idee propri e non quelli imposti dal potere attraverso comunicazioni di massa artefici di una cultura omologata e massificata. È utile ricordarlo.
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