Libri di I. Adinolfi
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Gloria di Dio e gloria degli uomini nelle tradizioni cristiane. Problemi e rappresentazioni
di I. Adinolfi
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 226
"Fu vera gloria?", si chiede Alessandro Manzoni a proposito della vita di Napoleone, pur sapendo che Dio "volle in lui / Del c
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Preghiera di donne
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 178
Voci di donne hanno scandito il corso del Novecento e fino ai giorni nostri con l'autorevolezza di chi ha guardato a fondo in
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Filosofia delle emozioni
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 150
L'orizzonte valoriale dischiuso dalla conoscenza affettiva è un importante ambito di ricerca per l'epistemologia, l'etica, la
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L'anti-babele. Sulla mistica degli antichi e dei moderni
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 690
"Cos'è l'esperienza mistica e quale credito si deve accordarle? Non ci sono individui che son detti mistici, i cui pensieri se
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«Io nel pensier mi fingo». Seminario leopardiano a quattro voci
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 124
Chi di noi non conosce a memoria l'Infinito o A Silvia? Chi non ricorda la pagina dolente dello Zibaldone sul giardino malato? O quella in cui il nulla è colto come il fondamento di tutte le cose e di Dio stesso? Leopardi è un classico, e non solo per noi italiani. Ma che significa essere un grande classico? Quando e come lo si diviene? A queste domande, cogliendo un carattere essenziale della grande arte, la sua singolarità e dipendenza dalla personalità dell'autore che l'ha prodotta e insieme la sua vocazione all'universalità, la sua originalità e unicità e insieme il suo essere quasi anonima, Calvino cosi rispondeva: "I classici sono libri che esercitano un'influenza particolare sia quando s'impongono come indimenticabili, sia quando si nascondono nelle pieghe della memoria mimetizzandosi da inconscio collettivo o individuale". Questo è il grande mistero dell'arte: all'inizio v'è Giacomo Leopardi, individuo singolare e casuale fino al limite dell'accidentale, alla fine il poeta Giacomo Leopardi divenuto, grazie alla sua opera, universale e necessario nella sua singolarità. A questo e ad altri temi leopardiani guardano, da angolature diverse e persino opposte, i saggi di Pier Vincenzo Mengaldo, Rolando Damiani, Luigi Blasucci e Isabella Adinolfi raccolti in questo volume.
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Notabene. Quaderni di studi kierkegaardiani
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 189
Nel 1846, un Kierkegaard poco più che trentenne iniziò ad annotare le proprie riflessioni in quaderni sul cui frontespizio tracciava un grande "NB" (ovvero: NotaBene). Con questa sigla soleva indicare ciò che si proponeva di tener presente, ciò su cui voleva richiamare l'attenzione, ciò che richiedeva un commento, ironico, serio o ammonitore. Nello scegliere NotaBene come titolo dei Quaderni di studi kierkegaardiani, si è voluto, quindi, utilizzare la stessa sigla adottata dal filosofo danese per i suoi appunti, ad indicare una "ripresa" del suo esercizio di pensiero. Il logo dei Quaderni, che riproduce il disegno di un uomo con il cannocchiale - sorta di "autoritratto" di mano dello stesso Kierkegaard -, vuole poi sottolineare un duplice aspetto della sua fisionomia intellettuale: quello dell'osservatore accurato e quello dell'ironista acuto e mordace, capace però anche di autoironia. Sono questi, infatti, i tratti che hanno reso il filosofo danese uno dei pensatori più lucidi e incisivi del pensiero moderno, capaci di esercitare una profonda influenza in ogni ambito dell'attività intellettuale e artistica del Novecento.
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Notabene. Quaderno di studi kierkegaardiani
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 167
Nel 1846, un Kierkegaard poco più che trentenne iniziò ad annotare le proprie riflessioni in quaderni sul cui frontespizio tra
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Notabene. Quaderno di studi kierkegaardiani
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 238
Nel 1846, un Kierkegaard poco più che trentenne iniziò ad annotare le proprie riflessioni in quaderni sul cui frontespizio tra
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Notabene. Quaderni di studi kierkegaardiani
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 288
Cosa intende Kierkegaard quando parla di psicologia? In cosa si differenzia dal sapere speculativo e sistematico? Perché nelle sue opere utilizza questo particolare tipo di ingagine per lo studio di fenomeni esistenziali e stati d'animo fondamentali quali l'angoscia e la disperazione e in relazione a categorie etico-religiose come la ripetizione?
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Notabene. Quaderni di studi kierkegaardiani
editore: Il Nuovo Melangolo
pagine: 326
Nel 1846, un Kierkegaard poco più che trentenne iniziò ad annotare le proprie riflessioni in quaderni sul cui frontespizio tra
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Diritti umani. Realtà e utopia
editore: Città Nuova
pagine: 136
I diritti umani - che hanno ricevuto con la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo del 1948 una storica affermazione - sono una conquista consolidata nell'ambito della legislazione internazionale come nella mentalità individuale. Il linguaggio dei diritti è entrato ormai a far parte dell'orizzonte culturale e politico comune. Eppure, la cronaca con i drammatici avvenimenti di ogni giorno sembra negarli continuamente. Dunque, la Dichiarazione rappresenta un progetto irrealizzabile, utopico? È possibile, e in che modo, eliminare lo scarto tra teoria e prassi? Nel tentativo di rispondere a tale interrogativo, i contributi esplorano il tema dal punto di vista politico, sociologico, giuridico, filosofico e storico-religioso.
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