Libri di O. Fatica
Londra
di Louis-Ferdinand Céline
editore: Adelphi
pagine: 504
All'inizio di Londra Ferdinand, alter ego di Céline, appena sceso dalla nave su cui si era imbarcato alla fine di Guerra, si r
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Limericks. Testo inglese a fronte
di Edward Lear
editore: Einaudi
pagine: 244
A rendere celebre Edward Lear è stato il suo originale uso della forma metrica dei "limericks", brevi strofe ritmate di origine settecentesca. Suggellando con il ritorno finale della rima e delle parole iniziali un'istantanea colorata e caricaturale di bizzarri e malinconici personaggi, abitanti di un mondo costantemente folle ma non sempre innocente, Lear ha sperimentato tutte le forme del "nonsense". Il volume riporta, accanto al testo tradotto, quello originale inglese e vignette dello stesso autore.
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Moby Dick
di Herman Melville
editore: Einaudi
pagine: 665
"Da più di un secolo e mezzo uno spettro si aggira nelle acque extraterritoriali della letteratura: "Moby Dick". Coalizzati in una sacra caccia, da allora non facciamo che braccarlo, per sottometterlo alle nostre interpretazioni, e questa caccia maniacale e consapevole, che è anzitutto una caccia a noi stessi, ci condanna. Protagonisti per noi dell'impresa: Ishmael, come l'esule del racconto veterotestamentario; Ahab, lo sciamano che ha viaggiato in altri regni restandone sfregiato e mutilato, non soltanto fuori, ma che da quel contromondo torna da iniziato: iniziato senza setta, mistico senza religione; il Pequod, una nave di pazzi governata da un pazzo furioso: la riprova è che come in ogni manicomio c'è chi parla lo shakespeariano; una ciurma d'ogni colore, razza, fede, dai quaecheri ai cannibali agli adoratori del fuoco; Moby Dick, Leviatano su misura per moderni, inafferrabile; e l'oceano mondo. Con questi elementi primitivi Melville compose in una stagione di creatività febbrile quello che è un romanzo d'avventura e un trattato gnostico, un saggio enciclopedico e una cosmogonia pagana, una fiaba mostruosa e un'allegoria intollerabile, un'epopea o una forma totalmente nuova: ma scientifico, religioso, filosofico o artistico l'intento - sempre di netto timbro eretico." (Ottavio Fatica)
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Scrivere lettere è sempre pericoloso
editore: Adelphi
pagine: 445
Scritte da due persone sofferte, lacerate, sempre a rischio, ma anche colte, brillanti, geniali, scritte di getto, telegrafiche o più spesso lunghe e a volte lunghissime, riprese nel corso dei giorni, ininterrotte nel corso di un trentennio, attraverso città, stati, continenti (da un quartiere all'altro di New York come da una sponda all'altra dell'Atlantico, da Boston a Key West, da Firenze a Washington, da Rio al Maine), le lettere di questo epistolario tra gli ultimi due grandi poeti americani sono debordanti di vita, allegre e atroci, piene di notizie e umori, pregne d'idee e pettegolezzi, alimentate da argomenti poetici, politici, economici, arricchite di veri e propri racconti. È amore a prima vista, e amore impossibile: per le crisi maniacali di lui, per le tendenze sessuali di lei. L'ala della follia, dell'alcolismo, del suicidio stende un velo d'ombra sui loro passi. Eppure amore è. Tutto congiurerebbe a separarli: l'eterno vagabondare dell'ulisside Elizabeth, donna dai molti percorsi, i suoi soggiorni prolungati nei paesi più lontani, le sue disavventure sentimentali, spesso tragiche; l'eterno battagliare con genitori, consorti, amanti, amici e soprattutto, sempre sconfitto, con se stesso dell'achilleo Cal, ultimo puritano dolorosamente innamorato di Dioniso. E invece nulla intacca mai davvero il loro legame: quella libertà segreta che hanno gli amanti innerva un'amicizia a briglia sciolta, dal tono cospiratorio, che non ha riscontro in altri grandi sodalizi artistici.
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L'urlo
di Robert Graves
editore: Adelphi
pagine: 65
"Ammesso che si possa riconoscere l'anima di un altro essere umano, non è mai dato riconoscere la propria". Nel racconto di un alienato a un altro se stesso, la lotta dilaniante e mortale per strapparsi a luoghi che da sempre generano terrore allo stato più puro: i propri sogni.
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Il crollo
di Francis Scott Fitzgerald
editore: Adelphi
pagine: 64
Il testo col quale, nel 1936, Francis Scott Fitzgerald raccontò quello che aveva sempre sostenuto non esistere: il secondo atto nella vita di un americano. Scegliendo, impietosamente, la sua.
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Le mille e una morte
di Jack London
editore: Adelphi
pagine: 149
Con rapidità bruciante i racconti di Le mille e una morte attraversano tutto il mondo di Jack London, illuminandone la mappa segreta. La miccia si accende nella baia di San Francisco, dove lo scrittore poco più che ventenne ingaggia col fantasma del Padre una vera e propria psicomachia; attraversa i territori del Grande Nord, quel Klondike dove, giovane avventuriero, London non troverà l'oro ma se stesso - perché «là nessuno parla» -, e lo sfondo di racconti come "Perdifaccia e Allestire un fuoco", fra i più celebri e perfetti; per giungere infine al deflagrante esito di "Il dio rosso", scritto sotto il segno di Freud e di Jung negli ultimi mesi di vita e ambientato in Polinesia, paradiso invano agognato. E come sempre si impone la presenza animale, che in "Bâtard", dove uomo e cane lupo lottano letteralmente all'ultimo sangue e con le stesse armi, tocca inauditi vertici di ferocia. Abbiamo così sotto gli occhi nella loro luce più vivida tutte le ossessioni di London: la natura primitiva, anzi preistorica, dell'uomo; il conflitto tra gli istinti ferini del corpo e i folli sogni della mente; e soprattutto, vero mito fondante dell'uomo e dello scrittore London, il presagio di una fine violenta, che giungerà immancabile.
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Storia della letteratura del terrore. Il «gotico» dal Settecento a oggi
di David Punter
editore: Editori Riuniti
pagine: 486
La critica letteraria ha a lungo sottovalutato il genere gotico e poi la letteratura del terrore. Questo libro testimonia di una nuova sensibilità della critica colta verso questo genere, con una strumentazione teorica che contrae un debito esplicito soprattutto con la cultura psicoanalitica. Ma l'intento di Punter è anche quello di introdurre il lettore al genere e di porlo nelle condizioni migliori per coglierne gli aspetti oggi più attuali.
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Kim
di Rudyard Kipling
editore: Adelphi
pagine: 357
Un ragazzino gioca seduto a cavalcioni su un gigantesco cannone: è Kim, altrimenti noto come il "Piccolo Amico di tutto il Mondo"; orfano di un sergente irlandese, cresciuto come un monello indiano, Kim è sotto la protezione di due numi tutelari. Il ragazzo gioca per il gusto di giocare e viaggia per il gusto di viaggiare e si mette in marcia lungo la Grand Trunk Road, fiumana di vita che percorre millecinquecento miglia da Bombay a Benares a Peshawur, dando così avvio a una scorribanda picara che è insieme un pellegrinaggio religioso.
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Puck il folletto
di Rudyard Kipling
editore: Adelphi
pagine: 214
Puck è un piccolo fauno dagli occhi cerulei di shakespeariana memoria, vecchio come il Tempo, capace di ricreare il Passato davanti agli occhi di due fratelli, Dan e Una, che vengono così iniziati - celatamente - agli Arcani dell'Impero, nella fattispecie quello britannico. Grazie alla potenza della sua magia evocativa, "vediamo" in azione i centurioni romani di stanza al Vallo di Adriano e i cavalieri alla conquista normanna, scopriamo il segreto del ferro e assistiamo a una razzia di vichinghi, passiamo dal Medioevo con le sue forche e i suoi lebbrosi ai fasti dell'epoca rinascimentale di Enrico VII.
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Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere
di Flannery O’Connor
editore: Minimum fax
pagine: 150
Oggetto di culto per intere generazioni di scrittori (da Elizabeth Bishop a Raymond Carver alle nuove leve delle letteratura americana), tornano in libreria i saggi sul mestiere di scrivere di Flannery O'Connor, una delle più celebrate autrici americane del Novecento, la voce più rappresentativa della narrativa sanguigna ed espressionista del Sud degli Stati Uniti, insieme a William Faulkner. "A parer mio quasi tutti sanno cos'è una storia, fino a che non si siedono a scriverne una", dice la O'Connor in uno di questi saggi. E infatti, "Nel territorio del diavolo" si rivolge tanto a scrittori che non hanno mai provato a raccontare una storia quanto a quelli che lo fanno abitualmente, per cercare di scoprire qual è la natura e qual è lo scopo di questo mestiere. L'autrice mette apertamente in campo la sua profonda religiosità cattolica senza mai sconfinare nel fanatismo o nella bigotteria e anzi rifiutando ogni degenerazione moralista - e ci offre esempi cristallini di teoria letteraria in cui i concetti di grazia e di mistero acquistano forza e fascino per qualunque lettore. Ad aprire il libro, un piccolo gioiello: la più incantevole ed esilarante descrizione di un allevamento di pavoni che vi potrà mai capitare di leggere.
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Le opere complete di Billy the Kid. Bravate, amori, ammazzamenti e morte del ragazzo più cattivo del West
di Michael Ondaatje
editore: Garzanti
pagine: 137
Billy the Kid, ovvero William Harrigan Bonney, nacque il 23 novembre 1859
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