Il passaggio da una società industriale, in cui il lavoro era trattato come merce orientata alla produzione, a una società emergente nella quale il lavoro relazionale consente un legame tra mondo soggettivo e vita sociale, apre la possibilità per un numero considerevole di persone di svolgere un lavoro autentico, più personale e sociale, tramite il quale prendersi cura della realtà determinando un legame tra passato, presente e futuro, e contribuendo alla costruzione della vita sociale. La comparsa di questa figura di lavoratore coinvolto indica la presenza di una struttura sociale dai tratti più morbidi e fluidi, dai poteri molteplici e distribuiti, più ricca di domande che di risposte, che apre la possibilità di un lavoro volto alla configurazione armonica dell’io, in grado di conciliare la dimensione esterna e quella interiore. In questo modo la persona che lavora è posta in gioco attivamente entro la dimensione storica e acquisisce la consapevolezza della propria responsabilità come soggetto di cultura.
Biografia dell'autore
Dario Nicoli insegna Sociologia economica, del lavoro e dell'organizzazione presso l'Università Cattolica di Brescia, facoltà di Scienze della formazione. È un esperto di tematiche del lavoro e di sistemi formativi; svolge attività di ricerca e di consulenza per vari organismi pubblici e privati. Collabora a riviste e comitati scientifici. Ha pubblicato vari saggi e articoli sui temi del lavoro e della formazione tra cui: Riconoscere e certificare gli apprendimenti, Vita e Pensiero 2004; Sistemi di istruzione e formazione professionale a confronto. Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera, 2008 (con G. Gay).


