I sistemi politici dell’Europa occidentale hanno
avviato a soluzione il problema della sanità alla
metà del secolo scorso mediante un massiccio intervento
pubblico che, pur in presenza di varianti da
paese a paese, è caratterizzato da due criteri: copertura
universale e obbligatoria delle popolazioni e
sua gestione, diretta o indiretta, da parte dello stato.
Opposta, a tutt’oggi, la situazione negli USA: una
disarticolata frammentazione di subsistemi incomunicanti,
privati e, in misura minore, pubblici, in
assenza di una copertura obbligatoria e universalistica.
Situazione che gli studiosi americani spiegano
ricorrendo a due modelli interpretativi: una cultura
politica ostile a ogni forma di gestione statale, e un
sistema decisionale ricco di opportunità di veto.
Non è questa, pur radicale, differenza fra USA ed
Europa che giustifica il titolo del volume. La vera
anomalia si può sintetizzare così: perché gli USA,
leader mondiali nella ricerca medica e dotati di
straordinarie strutture diagnostico-terapeutiche,
spendono il doppio degli europei per proteggere a
mala pena il settanta per cento della popolazione, e
si caratterizzano non solo per livelli bassi di efficienza
ed efficacia, ma anche per una insoddisfacente
qualità dell’assistenza e, quindi, della salute della
popolazione?
La risposta è stata costruita mediante una comparazione
storica della medicina moderna in Europa e
in America. Entrambe sono passate attraverso gli
stessi stadi di sviluppo – creazione della medicina
scientifica, transizione da un’assistenza elitaria a
una di massa, managerializzazione della sanità –
ma assai differenti i modi con cui sono stati percorsi.
Il risultato è che, negli USA, il milieu sanitario
esercita un monopolio assoluto sulla professione
medica e il suo esercizio con il doppio obiettivo
della massimizzazione dei profitti e dell’esclusione
del ruolo gestionale dello stato. Un monopolio dapprima
esclusivamente corporativo esercitato
dall’American Medical Association fino agli anni
settanta del secolo scorso, e da allora allargato in
una più flessibile e inclusiva struttura chiamata
Medical Industrial Complex, dove, oltre ai medici, sono confluiti finanzieri, manager, l’industria farmaceutica
e medicale e le compagnie di assicurazione.
Monopolio che ha resistito con risultati schiaccianti
ai tentativi di intaccarlo portati da vari presidenti, a
cominciare da Harry Truman. Monopolio per la
prima volta sfidato frontalmente dal progetto di
riforma del presidente Obama e dallo stesso formalmente
ridimensionato ma, di fatto, ancora una
volta riemerso come invulnerabile.
Biografia dell'autore
Giorgio Freddi, PhD in Political Science (Berkeley), è
professore emerito nella Facoltà di Scienze politiche
dell’Università di Bologna, ove ha insegnato a partire
dal 1968 e ha diretto il Dipartimento di Scienza
Politica. È stato presidente dell’European Consor -
tium for Political Research e della Società Italiana di
Scienza Politica, membro del comitato sulle politiche
pubbliche del Social Science Research Council (New
York) e del consiglio scientifico dell’European
Institute of Public Administration (Maastricht). È
fondatore della «Rivista Italiana di Politiche
Pubbliche». Dal 1976 collabora con l’Università
della California, dove fa parte del Center for the
Study of Democracy (Irvine). Le sue ricerche riguardano
la teoria della decisione politico-amministrativa,
politica e organizzazione nella magistratura, l’analisi
comparata delle burocrazie, e delle politiche
pubbliche dell’ambiente e della sanità.


