In questo studio, Paolo Zoboli affronta un aspetto finora trascurato dalla ormai ricchissima bibliografia su Camillo Sbarbaro, oggi unanimemente riconosciuto come uno dei più importanti poeti italiani del Novecento. Servendosi di preziosi documenti inediti – tra gli altri, i carteggi con Lucia Rodocanachi, Valentino Bompiani e Vanni Scheiwiller –, Zoboli ricostruisce la storia dei rapporti di Sbarbaro con la cultura greca e, in particolare, quella delle versioni dai tragici compiute dal poeta tra il 1942 e il 1945: Antigone di Sofocle, Prometeo incatenato di Eschilo, Alcesti e Il Ciclope di Euripide.
Le quattro traduzioni, analizzate in ogni loro aspetto (filologico, linguistico, stilistico, formale) mediante l’attento riscontro con il testo greco e con le altre ‘fonti’ (edizioni critiche, commenti, traduzioni), sono situate nel contesto delle versioni novecentesche dai tragici e in quello dell’opera originale di Sbarbaro. Dello splendido Ciclope in versi (1944-1960), che il poeta volle sempre considerare non traduzione ma opera propria, viene fornita in appendice la prima edizione critica, anch’essa arricchita da numerosi documenti inediti.
Le quattro traduzioni, analizzate in ogni loro aspetto (filologico, linguistico, stilistico, formale) mediante l’attento riscontro con il testo greco e con le altre ‘fonti’ (edizioni critiche, commenti, traduzioni), sono situate nel contesto delle versioni novecentesche dai tragici e in quello dell’opera originale di Sbarbaro. Dello splendido Ciclope in versi (1944-1960), che il poeta volle sempre considerare non traduzione ma opera propria, viene fornita in appendice la prima edizione critica, anch’essa arricchita da numerosi documenti inediti.
Biografia dell'autore
Paolo Zoboli, dottore di ricerca in Italianistica, svolge la sua attività presso il Centro di ricerca «Letteratura e cultura dell’Italia unita» dell’Università Cattolica di Milano. Si è occupato prevalentemente di poesia ligure del Novecento (Sbarbaro, Montale, Caproni) e riserva un particolare interesse alla presenza dei classici antichi nel secolo scorso, alle intersezioni tra poesia e filosofia, alle questioni formali e metriche. Ha pubblicato La rinascita della tragedia. Le versioni dei tragici greci da D’Annunzio a Pasolini (Lecce 2004) e ha curato Lettere di crociera e Il libro dei frammenti di Ceccardo (Genova 1996 e 2003), Fuochi fatui di Sbarbaro (Milano 1997).


