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Felicità e benevolenza

Felicità e benevolenza
Titolo Felicità e benevolenza
Autore
Collana Università/Filosofia/Filosofia morale
Editore Vita e pensiero
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 272
Pubblicazione 1998
ISBN 9788834319017
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Felicità e benevolenza non è un breve trattato di etica, ma una riflessione sull’origine e il primo dispiegarsi dell’esperienza morale. Un libro coraggioso, perché non si affida a una scuola di pensiero morale, ma cerca di chiarire in proprio come il senso etico si radica nell’esistenza umana. Al centro della proposta di Spaemann sta l’idea di “vita riuscita”: l’agire umano si progetta sempre alla luce di un ideale di riuscita. Ma quando la vita può dirsi compiuta? Ciò avviene - è la tesi del libro - allorché si attua la caratteristica peculiare dell’umano, cioè la sua capacità di apertura illimitata verso la realtà tutta. Il dover essere corrispondente si chiama “amore di benevolenza”: amare ogni cosa con benevolenza secondo la sua natura e i suoi fini è la responsabilità morale fondamentale, che dà compimento all’uomo. In tal senso la prassi della benevolenza coincide con la prassi morale, che così si configura come via alla felicità. Alla luce di questa prospettiva Spaemann muove una critica di fondo a varie forme dell’etica contemporanea - di tipo utilitaristico, linguistico e sociologico - ritenute inidonee a orientare la prassi degli uomini d’oggi.
 

Biografia dell'autore

Robert Spaemann (Berlino 1927) è stato docente di filosofia a Stoccarda, Heidelberg (dove è succeduto a Gadamer), Monaco e Friburgo. È autore di importanti lavori sull’ontologia sociale e sulle sorti della modernità (L’origine della sociologia dallo spirito della restaurazione. Studi su de Bonald, 1959; Per una critica dell’utopia politica, 1977; Rousseau cittadino senza patria, 1980) e di studi sul tema della finalità e delle sue implicazioni etiche (La domanda sulla finalità, 1981; Concetti morali fondamentali, 1986; Naturale e razionale, 1987). L’ultima sua opera è una sintesi di antropologia: Persone. Ricerca sulla differenza tra ‘qualcosa’ e ‘qualcuno’ (1996).
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