Come paragonare una vòlta a un sillogismo, l’alzato di un edificio a un trattato filosofico? Quale visione del mondo, tra l’XI e il XII secolo, condusse alla realizzazione di nuove forme architettoniche e inediti traguardi del pensiero? Tali gli interrogativi e il percorso di un’ambiziosa ricerca, che rilegge le opere dell’arte e della filosofia medioevali come prodotto della complessa trasformazione culturale che segnò la transizione dall’alto Medioevo alla fioritura duecentesca. Senza indulgere a facili generalizzazioni, lo studio di Radding e Clark sceglie una linea cauta, e non di meno affascinante, evidenziando, più che l’incidenza, lo sviluppo parallelo di architettura e sapere, che appunto in questo periodo assumono l’aspetto di discipline sempre più specializzate, intese non come insieme statico di nozioni, ma come strumento di riflessione e risposta a fronte di sfide intellettuali aperte. La base del confronto si sposta così dai ‘prodotti finiti’ dell’ingegno – trattati e monumenti – agli uomini che li idearono – maestri e costruttori –, colti nell’analogo sforzo di imporre ordine e forma al proprio materiale, fosse questo lo spazio o l’idea. Ne risulta una sorta di viaggio a ritroso verso la fonte dell’atto creativo – il punto di domanda originario da cui sempre nuovo muove il gioco della mente –, un percorso di grande suggestione, condotto con rigore critico e precisione storiografica, attraverso un’epoca tra le più originali e importanti nella storia della civiltà occidentale.
Biografia degli autori
Charles M. Radding è docente di Storia alla Michigan State University; tra le sue pubblicazioni ricordiamo The Origins of Medieval Jurisprudence (1988).
William W. Clark è docente di Storia dell’arte al Queens College e al Graduate Center of the City University of New York; tra le sue pubblicazioni ricordiamo Laon Cathedral (1983).


