Quodlibet
La logica della filosofia e la dottrina delle categorie. Uno studio sull'ambito di sovranità della forma logica
di Emil Lask
editore: Quodlibet
pagine: 280
"Ci vorrebbe un secondo Lask" - scriveva Horkheimer ad Adorno, durante la gestazione della Dialettica dell'Illuminismo. Pubblicata nel 1911, La logica della filosofia e la dottrina delle categorie, l'opera principale di Emil Lask, rappresentò il tentativo estremo di riscrivere la logica trascendentale kantiana raccogliendo insieme la domanda sull'origine del logos ereditata dalla Deutsche Bewegung e la rinascita della logica formale che in quegli stessi anni impegnava Husserl, alle prese con il lascito di Bolzano. Ne scaturì una teoria dell'oggetto logico, al cui centro Lask mise la scomposizione della categoria in forma e materia, nella quale gli pareva si riflettesse l'originaria frattura che taglia tutto il pensabile: quella tra ciò che è e ciò che non è. Riconoscendosi sulla linea ideale che da Plotino avrebbe condotto a Kant e ripensando così l'intera vicenda della filosofia come una storia della dottrina delle categorie, Lask maturava l'inevitabile esodo dal criticismo tedesco d'inizio Novecento e alimentava indirettamente la reazione neodialettica, poi ampiamente diffusasi nei decenni successivi.
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Vite partigiane
editore: Quodlibet
pagine: 148
Questo libro raccoglie, in versione trascritta, cinque testimonianze sull'esperienza della guerra e della Resistenza antifasci
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Studi d'affezione per amici e altri
di Celati Gianni
editore: Quodlibet
pagine: 273
Sono otto scritti di Gianni Celati su diversi autori italiani da lui prediletti: l'antica novellistica, l'Ariosto, il meno not
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Vita, politica, contingenza
editore: Quodlibet
pagine: 300
L'obiettivo dei saggi raccolti in questo libro è di investigare nelle loro interazioni reciproche tre concetti fondamentali dell'esistenza umana: vita, politica, contingenza. Si tratta, per molti aspetti, delle dimensioni basilari della nostra esperienza storica e non è forse eccessivo ipotizzare che tutte le incertezze, le opacità e le crisi che affliggono questa epoca dipendano dal modo, assolutamente nuovo, in cui le tre dimensioni si intrecciano o confliggono tra loro. Tutto questo apre una miriade di interrogativi, a stento contenibili nella comune etichetta della biopolitica. È possibile, per cominciare, immaginare una scena in cui sia in gioco la vita come tale, libera dal ricatto della sua cattura in una gabbia di concetti formalizzati? E qual è il nesso tra l'assetto istituzionale e le forme di vita cui la politica vorrebbe dare voce? Su questi interrogativi si soffermano i saggi raccolti nel volume, sforzandosi di esplorare un territorio condiviso, pur muovendo da prospettive e angolature spesso marcatamente differenti.
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Un allegro fischiettare nelle tenebre. Ritratto di Toti Scialoja
di Eloisa Morra
editore: Quodlibet
pagine: 233
Pittore o poeta? E poeta per adulti o per bambini? E poi, poeta comico o poeta serio? Forse non esiste nel panorama letterario italiano un autore dalla fortuna critica più multivalente di Toti Scialoja. Definito di volta in volta come "il primo vero esempio italiano della straordinaria tradizione inglese del nonsense e del limerick" (Calvino), "il talento poetico più originale e compiuto rivelatosi in Italia nel corso degli anni Settanta e Ottanta" (Raboni), "uno dei fatti più singolari della letteratura italiana di questi anni" (Manganelli), pure resta poco studiato e poco conosciuto dai lettori di oggi. In occasione del centenario della nascita questo libro si propone di tracciarne la prima biografia intellettuale, ricostruita e raccontata attraverso scritti inediti, lettere private, documenti editoriali e materiale fotografico.
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Che cos'è la filosofia?
di Giorgio Agamben
editore: Quodlibet
pagine: 156
Alla domanda "che cos'è la filosofia" - una questione che si pone tardi e di cui si può parlare solo fra amici - Agamben, in q
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Sacrificio e sovranità. Teologia e politica nell'Europa di Shakespeare e Bruno
di Gilberto Sacerdoti
editore: Quodlibet
pagine: 359
In "Pene d'amor perdute" di William Shakespeare c'è una scena celebre per la sua oscurità che, se messa in rapporto con quanto Giordano Bruno aveva scritto nell'Inghilterra di Elisabetta I, consente la messa a fuoco del maggiore problema politico dell'Occidente cristiano sconvolto dalle guerra di religione: la fondazione della sovranità autonoma dello Stato secolare - un problema che per tutto il secolo XVII continuerà a essere al centro del pensiero di Hobbes e Spinoza, e che comportava l'ineluttabile scontro dell'autorità secolare con quella religiosa, cattolica o riformata che fosse. Partendo dai concreti tentativi di soluzione di quel problema in Inghilterra, Francia e a Venezia, Gilberto Sacerdoti ne porta alla luce le radici intellettuali: da un lato il conflitto fra Papato e Impero, dall'altro il ruolo giocato non soltanto dall'"averroismo latino", ma anche dalle originarie fonti di quel pensiero islamico-ebraico medievale in cui la filosofia aveva per la prima volta rifiutato di essere ancella della teologia. Dietro Bruno, Bodin e Sarpi emergono poco a poco le figure di Averroè, Maimonide e Al-Farabi.
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Gli eremiti del deserto
di Ermanno Cavazzoni
editore: Quodlibet
pagine: 130
Questo libro racconta le vite, in parte leggendarie, di eremiti e santi anacoreti vissuti tra II in e il IV secolo d.C, nei deserti di Egitto, Palestina e Siria. Stavano in grotte o piccole capanne di foglie di palma, ma soprattutto fra le rovine dei templi pagani; bastava una polla d'acqua, una pianta di datteri, o un po' di pane, di erba o di lenticchie. In media vivevano fino a 100 anni (Antonio fino a 105, Paolo a 113). E lì arrivavano le tentazioni demoniache, che erano fantasiose apparizioni, inconsistenti: applausi, vagiti, fracasso di carri su un acciottolato, oro, voci di femmine, animali, suoni di cornamusa, che dovevano distrarre il monaco, come un teatrino allucinatorio o una sorta di TV demoniaca, piena delle sciocchezze del mondo. Simeone, per non avere disturbi, stava in cima a una colonna di 18 metri, e da lì guariva paralitici e storpi. Altri stavano in una tomba, in una gabbia, in una cassa, oppure esposti alle intemperie, in una sorta di gara ginnica di resistenza. Furono storie molto diffuse in Oriente e Occidente, ancora leggibili con stupore (e forse una piccola dose d'invidia).
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Istanbul. Passione, gioia, furoreIstanbul. Passion, joy, fury. Catalogo della mostra (Roma, 11 dicembre 2015-30 aprile 2016)
editore: Quodlibet
pagine: 296
Il volume è pubblicato in occasione della mostra "Istanbul
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Studi su Max Weber (1980-2002)
di Franco Bianco
editore: Quodlibet
pagine: 240
Le questioni affrontate nei saggi raccolti in questo volume definiscono il vasto raggio degli interessi teorici di Max Weber e la fitta rete di influenze e rapporti della sua opera con quella di eminenti filosofi quali Rickert, Scheler, Lukács, Heidegger, Gadamer e Ricoeur. Il fulcro comune alle tematiche trattate può considerarsi il processo di razionalizzazione quale caratteristica identitaria, secondo Weber, della cultura occidentale e forza motrice della modernità. Esso trova il suo radicamento nell'antichità, ovvero nel passaggio dalla religiosità magica alla religiosità etica con cui si è avviato il processo di disincanto del mondo. Al tramonto di qualsiasi forma di assolutizzazione e alla parallela relativizzazione della razionalità si riallaccia uno dei primi temi weberiani discussi nel volume: il politeismo dei valori. Accanto ad esso emergono la teoria dei tipi ideali e la riforma dell'ermeneutica. La costruzione idealtipica, centro nevralgico della metodologia di Weber, è la via da lui tentata di contemperare in un'ardua sintesi intuizione e logica, interpretazione e spiegazione causale. L'attribuzione di una base ermeneutica al metodo della ricerca sociale significa inoltre sottrarre il processo di comprensione e il "Verstehen" al loro ancoraggio, di ispirazione diltheyana, "nell'immedesimazione simpatetica dell'esperienza vissuta" rendendoli strumento di procedimenti conoscitivi non più basati su soggettivismo e individualismo.
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L'alternativa ambiente
di Gilles Clément
editore: Quodlibet
pagine: 67
Mentre l'ecologia radicale, trincerata dietro i suoi rigorosi precetti, cerca di resistere, mentre il Green business si organi
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Il pataffio
di Luigi Malerba
editore: Quodlibet
pagine: 268
Il "pataffio" di Malerba è un buffo romanzo che si muove in un medioevo pieno di fame e carestia. I nomi dei personaggi sono già un eloquente programma, il marconte Cagalanza, la marcontessa Bernarda, grassa e scontenta, la corte tutta disgraziata e approssimativa, con i soldati arrugginiti e affamati, i contadini più affamati ancora, raramente qualcuno trova un pollastro o un somaro cotto, più spesso lo sogna. Alla fame non c' è mai fine, e questa è la trama fondamentale che accomuna contadini e sgangherati signori. Si parla un bellissimo maccheronico semi romanesco, semi latino, o semi qualcosa d'altro. Parente prossimo della "Armata Brancaleone" di Mario Monicelli.
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