"C'è una luce che viene da Dio e una luce che è Dio stesso. Questa seconda luce è nera". Henry Corbin invitava a considerare in questi termini l'espressione persiana "nur-e-syah" (luce nera). D'altronde, già dai primi anni del '900, partendo dall'idea che fosse possibile individuare un "rovescio della luce" e che il nero rappresentasse tutt'altro che l'assenza di colore, una schiera di artisti, scrittori, uomini di teatro e scienziati si misero al lavoro per sondare quello che sembrava uno dei più enigmatici misteri della materia e delle sue metamorfosi. Strindberg, a Parigi, iniziò a studiare i processi chimici di trasformazione dei minerali, e a verificarli nel campo della fotografia. Le sue "cristallografie" influenzarono artisti e scrittori che diedero vita a una comunità eccentrica che univa figure molto diverse tra loro come Daumal, Michaux, Paulhan, Le Bon, Braque, Queneau fino a Breton, Aragon e Dalì.
Luce nera. Strindberg, Paulhan, Artaud e l'esperienza della materia
| Titolo | Luce nera. Strindberg, Paulhan, Artaud e l'esperienza della materia |
| Autore | Marco Dotti |
| Argomento | Literature and Arts Literature and Linguistics |
| Collana | Argonauti |
| Editore | Medusa Edizioni |
| Formato |
|
| Pagine | 236 |
| Pubblicazione | 2006 |
| ISBN | 9788876980596 |
|
Acquistabile con Carta del docente o Carta Cultura Giovani |


