Televisione italiana delle origini e culture di visione
editore: Vita e pensiero
pagine: 222
Alla metà degli anni Cinquanta, la televisione
fa il suo ingresso nelle case degli italiani accolta
da un clima ambivalente, sospeso fra toni
miracolistici d’entusiasmo e sentimenti di diffidenza
e sospetto. La percezione netta era
quella di un cambiamento di portata epocale
proprio perché coinvolgeva lo spazio intimo e
privato della casa. Attraverso l’analisi di un
composito mosaico di fonti, che va dall’iconografia
pubblicitaria dell’epoca ai discorsi conservati
nella stampa popolare, dai primi quiz
della Rai alle testimonianze dei primi spettatori
televisivi, Cecilia Penati ricostruisce la storia
culturale della diffusione domestica della televisione
in Italia nel periodo di istituzionalizzazione
del medium. Portando un contributo italiano
a una tradizione ben radicata nel panorama
dei Television Studies internazionali, con
cui costruisce un costante dialogo, Il focolare
elettronico documenta come il percorso storico
di ambientamento della televisione nella
sua ‘nicchia’ per eccellenza, lo spazio domestico,
sia stato più tortuoso e meno scontato di
quanto si potrebbe pensare. Il libro esplora le
principali ‘culture di visione’ che hanno caratterizzato
la fase ‘archeologica’ del medium,
approfondendo le ritualità legate a una fruizione
altamente partecipativa e collettiva nei luoghi
pubblici, ricostruendo gli interventi della
Rai e dei marchi di elettronica di consumo per
definire il televisore come oggetto domestico,
raccontando le trasformazioni impresse ai
modi di concepire lo spazio della casa dalla
presenza del nuovo mezzo di comunicazione.
Elettrodomestico, oggetto di design, prodigio
tecnologico; diverse immagini emergono in
controluce: un moderno focolare capace di riunire
di nuovo la famiglia dopo gli anni della
guerra, una ‘risorsa sociale’ capace di dare vita
a nuove forme di interazione e aggregazione,
una finestra conturbante destinata a trasferire
in casa il ‘mondo là fuori’, esponendone lo spazio
protetto ai fantasmi sociali più inquietanti.