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La «virtù eccellentissima». Eroe e antieroe nella letteratura italiana da Boccaccio a Tasso

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La «virtù eccellentissima». Eroe e antieroe nella letteratura italiana da Boccaccio a Tasso
Titolo La «virtù eccellentissima». Eroe e antieroe nella letteratura italiana da Boccaccio a Tasso
Curatore
Argomento Literature and Arts Literature and Linguistics
Collana Letteratura italiana. Saggi e strumenti, 36
Editore Franco Angeli
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 176
Pubblicazione 2017
ISBN 9788891760418
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Nel "Dialogo dell'onore" di Giovanni Battista Possevini, edito per la prima volta nel 1553, la 'virtù eroica' si configura - in opposizione al 'vizio' e alla 'bestialità' - come 'eccellentissima'. A essa è concessa la prerogativa di 'conservare' il mondo. Da tale prospettiva, questa 'virtù eroica' assume una valenza pienamente 'civile'. Essa, infatti, sembra avere il compito di garantire l'humanitas in contrapposizione alla ferinitas, di esaltare i valori di una codificata e condivisa società a svantaggio di pericolosi gesti e comportamenti anomici. I contributi, qui raccolti, rappresentano un sondaggio critico sulle poliedriche immagini che eroi e antieroi possono acquisire all'interno della letteratura italiana lungo un arco cronologico che va da Giovanni Boccaccio a Torquato Tasso, passando per Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto e Giovanni Andrea dell'Anguillara. Emerge una galleria di personaggi d'arme (Teseo, Alessandro Magno, Rodomonte, Achille) e no (Alvida, Filemone e Bauci, cardinali e vedove), i quali sono una sorta di materializzazione di ben determinate 'virtù' e di ben determinati 'vizi'. È un gioco di opposti, che talvolta finiscono paradossalmente per risultare complementari: la «virtù eccellentissima», appunto, e il «vizio bestiale», l'umanità e la ferinità, il bene e il male.
 
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