Assuefatti alla scrittura, educati alla lettura silenziosa, abbiamo dimenticato che per secoli la poesia è stata canto e la metrica si è identificata con la ritmica. Se fare poesia è dare forma a una voce interiore che attinge alla memoria profonda della lingua e della sensibilità umana, pronunciare a voce alta i versi è un modo per entrare in contatto con il corpo sonoro delle parole: perché non c'è una parola muta nella nostra mente, ma, al contrario, ritmo, intonazione, melodia sono parte integrante dell'espressione verbale e del suo corredo di intenzioni e di emozioni. Ricomponendo una geografia poetica e culturale che in parte conosciamo e in parte ci offre paesaggi inaspettati, il saggio di Villalta ripercorre le avventure della voce che si fa verso - dagli aedi greci sino ai maestri del Novecento (da Celan a Montale, da Sereni a Zanzotto) - e ci invita a coltivare la lettura ad alta voce come esercizio capace di far risuonare la musica del testo e favorirne un ascolto condiviso. «Ritrovare la voce nella poesia», scrive l'autore, «significa leggerla di nuovo nella sua più antica vocazione: formare con le parole il tempo segreto di un incontro dentro i linguaggi che abitiamo, per celebrarli nella luce del canto e metterli alla prova dell'esistenza».
Il canto delle parole. Le avventure della voce e della poesia
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| Titolo | Il canto delle parole. Le avventure della voce e della poesia |
| Autore | Gian Mario Villalta |
| Argomento | Literature and Arts Literature and Linguistics |
| Collana | I grandi libri |
| Editore | Garzanti |
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| Pagine | 240 |
| Pubblicazione | 2026 |
| ISBN | 9788811022466 |
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