fbevnts Università/Filosofia/Temi metafisici e problemi del pensiero antico - tutti i libri della collana Università/Filosofia/Temi metafisici e problemi del pensiero antico, Vita e pensiero - Bookstores Università Cattolica del Sacro Cuore | Pagina 4
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Vita e pensiero: Università/Filosofia/Temi metafisici e problemi del pensiero antico

La sapienza di Timeo

Riflessioni in margine al "Timeo" di Platone

di Linda M. Napolitano Valditara

editore: Vita e pensiero

pagine: 514

Le ipotesi ermeneutiche avanzate nei saggi di questo libro, suddiviso in quattro parti, intendono provare a interpretare alcune ‘stranezze’ del Timeo, rimaste ancora senza spiegazione, nonostante l’amplissima letteratura sul dialogo platonico. La prima parte affronta questioni strutturali del testo, considerandone la ‘cornice letteraria’ e la (solo) apparentemente ovvia assenza di un impianto dialettico. La seconda si occupa invece di questioni generali o di fondo: il ruolo della misura nella produzione demiurgica del mondo e nella vita, incarnata e non, delle anime individuali; il possibile valore ‘asimmetrico’– non bilaterale – del rapporto fra Idee e sensibili; la possibilità di considerare operante nel linguaggio dell’Anima del mondo una matematica cosiddetta ‘embodied’ e la relazione, non oppositiva ma continuativa e interdipendente, fra intelligibile e sensibile. La terza parte è dedicata invece a questioni particolari e ‘scientifiche’ (astronomiche, fisiologiche e biologiche), quali la dipendenza delle anime individuali dai cerchi cosmici di Identico e Diverso e la produzione di tali anime da parte del Demiurgo; il ruolo dell’anima thymoeidès rispetto alle sue stesse configurazione e collocazione anatomiche; la fisiologia e la funzione delle immagini speculari; i problemi della riproduzione umana e della differenziazione fra i sessi. L’ultima parte torna infine sull’ampia, interessante tematica della ricezione del testo di Platone, valutandola in particolare nell’ambito del pensiero gnostico e riguardo al Didaskalikòs.
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Pitagora

Vita, dottrina, influenza

di Christoph Riedweg

editore: Vita e pensiero

pagine: 256

Al nome di Pitagora sono associati elementi molto contrastanti: da un lato gli vengono accostati il cosiddetto 'teorema di Pit
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Una via che conduce al divino

La "homoiosis theo" nella filosofia di PlatonePrefazione di Thomas Alexander Szlezàk

di Salvatore Lavecchia

editore: Vita e pensiero

pagine: 510

Ad una lettura sistematica degli scritti platonici l'aspirazione al trascendimento dell'umano, che culmina nell'assimilazione
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Ricerche sul logos

Da Omero a Plotino

di Roberto Radice

editore: Vita e pensiero

pagine: 288

Logos è un concetto fondamentale del pensiero greco, e per questo anche sommamente complicato
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Allegoria. Vol. I. L'età classica

Introduzione e cura di Roberto Radice

editore: Vita e pensiero

pagine: 552

L'allegoria come tentativo di razionalizzare la mitologia e, di conseguenza, la religione ebbe grande diffusione in Grecia fin
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Plutarco e lo stoicismo

di Daniel Babut

editore: Vita e pensiero

pagine: 698

Questo volume di Daniel Babut - uno tra i più accreditati studiosi di Plutarco - analizza il pensiero del Cheronese nella sua
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Per una nuova interpretazione di Platone

di Giovanni Reale

editore: Vita e pensiero

pagine: 936

Quest’opera di Giovanni Reale – con ventuno edizioni in lingua italiana, quattro traduzioni già pubblicate e altre quattro in corso di preparazione – si pone come punto di riferimento irrinunciabile per la comprensione e per lo studio di Platone. Reale riprende l’interpretazione storico-ermeneutica avviata a Tubinga da Hans Krämer e Konrad Gaiser, e ora proseguita da Thomas Szlezák, ma la completa e la sviluppa, dimostrando come essa si imponga quale vero e proprio ‘paradigma ermeneutico’ alternativo a quello dominante in età moderna. A partire da Schleiermacher, reagendo all’esegesi neoplatonica, si ritenne di poter derivare tutto il pensiero di Platone dai soli suoi scritti, respingendo in blocco la tradizione platonica indiretta. Con questo metodo, ritenuto rigoroso e scientifico, non solo si è ricavata una immagine sempre più sfocata del filosofo, ma si è giunti a presentarne numerose, fra loro contrapposte. Il paradigma moderno, in realtà, non tiene conto del momento cruciale in cui Platone scrisse, quando cioè stava concludendosi una rivoluzione culturale di portata epocale, con il prevalere della scrittura sull’oralità. Platone accetta e difende la scrittura, ma ne indica i limiti in modo preciso. Le cose ultime – poche, ma essenziali – non si devono trasmettere scrivendole su rotoli di carta, ma nell’animo degli uomini. La dimensione dell’oralità dialettica (di cui Socrate è stato il maestro esemplare) non può e non deve essere contratta per intero nella dimensione della scrittura. Platone – per certi aspetti – considerò come proprio capolavoro non i suoi splendidi dialoghi (che giudicò giochi sublimi), ma la creazione dell’Accademia, dove seppe incidere nell’animo dei discepoli quelle cose di ‘maggior valore’ che non volle affidare alla scrittura. Il recupero delle testimonianze dei discepoli sulle dottrine non-scritte – espresse da Platone nelle sue lezioni all’Accademia – non solo non impoverisce i dialoghi, ma, al contrario, fa comprendere ciò che essi non dicono, o suggeriscono solo per cenni e allusioni. Riletti in quest’ottica, i più famosi dialoghi platonici rivelano molte insospettate e straordinarie ricchezze. Platone dice senza mezzi termini nel Fedro: «I migliori scritti non sono altro che mezzi per aiutare la memoria di coloro che già sanno». Già Nietzsche, opponendosi a Schleiermacher, aveva ben compreso la verità storica: «La spiegazione del passo del Fedro presuppone l’esistenza dell’Accademia, e gli scritti sono mezzi per richiamare alla memoria per coloro che sono membri dell’Accademia». E noi, che non siamo membri dell’Accademia, possiamo ricavare dai suoi discepoli (con alla testa Aristotele) ciò che manca nei dialoghi e che, per comprenderli a fondo, va recuperato.
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L' amicizia degli antichi

Gadamer in dialogo con Platone e Aristotele

di Carla Danani

editore: Vita e pensiero

pagine: 342

Platone, Aristotele, i Presocratici sono stati per Gadamer interlocutori privilegiati e hanno segnato la sua riflessione più originale: essi hanno offerto l’impronta di un pensiero ancora non pregiudicato in direzione di una soggettività autoreferenziale, per la quale la realtà non sarebbe che un oggetto di cui disporre. Nelle loro filosofie Gadamer ha letto il paradigma di un pensare dialogico plurale, aperto a fare esperienza della realtà e conscio della propria costitutiva relazionalità, un pensare che, mentre non depone l’istanza veritativa, sa declinarla secondo le possibilità umane senza arrogarsi improbabili parole ultime. In questo volume, Carla Danani raccoglie la sfida gadameriana di tornare alle riflessioni dei Greci per rilanciare l’interrogazione filosofica, intrecciando questioni teoretiche e temi di storia della filosofia antica. Il suo studio non si propone tanto di confrontare le interpretazioni gadameriane con i testi degli antichi, né con altre loro interpretazioni, quanto, piuttosto, di raccoglierne le cospicue provocazioni teoretiche. Da ciò deriva non solo una luce nuova alle parole antiche, ma la riproposizione in chiave ermeneutica di temi decisivi della riflessione filosofica. Si dialoga così con un Gadamer in parte inedito, non certo riducibile alle poche parole d’ordine divenute stereotipi della sua filosofia. Soprattutto si torna a leggere i dialoghi di Platone, i frammenti di Parmenide e di Eraclito, i trattati di Aristotele. Gadamer, questo "philos", ha intrecciato con loro relazioni dialogiche profonde e, mentre ci sollecita ad allargare il numero dei nostri amici, invita a scegliere con ragionevolezza responsabile quella relazione con gli altri, nel mondo, che ci costituisce.
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Plotino

Struttura e fondamenti dell'ipostasi del «Nous»

di Matteo Andolfo

editore: Vita e pensiero

pagine: 332

Nell’ipostasi del Nous Plotino ha mediato sinteticamente, per la prima volta nella storia del pensiero, l’Intelligibile e l’Intelligenza, superando la loro separazione, che ancora sussisteva nelle filosofie di Platone e di Aristotele, e aprendo la via alla tematizzazione di Dio come unità relazionale di Essere e Pensiero, così feconda di sviluppi nella teologia cristiana e nella filosofia successiva. Inoltre, con il suo concetto di Nous, Plotino non solo porta ai vertici della raffinatezza speculativa la rielaborazione di alcuni filosofemi dei suoi predecessori, come la teoria platonica delle Idee e dei generi supremi dell’Essere, la concezione aristotelica di Dio come Auto-contemplazione e la tesi filoniana delle Idee come Pensieri di Dio, ma pone anche il Nous al centro della propria gnoseologia, estetica ed etica, perché il Nous è la verità stessa, la cui contemplazione da parte dell’anima umana rende liberi e virtuosi, è la Bellezza-in-sé, in quanto il Nous è ‘buono’ a immagine del Bene che gli dà forma, è la meta del cammino di conversione morale dell’uomo, perché soltanto vivendo la vita del Nous si raggiunge la vera felicità. Per comprendere il concetto plotiniano di Nous occorre entrare nel ‘circolo ermeneutico’ di Plotino, che si considera sempre umile esegeta di Platone, ma soprattutto bisogna saperne seguire la struttura metafisica uni-molteplice, ogni aspetto della quale è dinamicamente relazionato a tutti gli altri, al punto che ognuno di essi diviene il centro di un ‘vortice’ che fa ruotare tutti gli altri elementi dell’ipostasi e del sistema filosofico di Plotino.
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La musica nell'opera di Platone

di Evanghelos Moutsopoulos

editore: Vita e pensiero

pagine: 460

Non si può comprendere a fondo Platone senza considerare la sua peculiare concezione della poesia, e quindi anche della musica, che nella cultura greca alla poesia era intimamente connessa. La funzione della poesia nel mondo antico era essenzialmente educativa e formativa, lontana dal risolversi in un divertimento spirituale di carattere prevalentemente estetico. Per questa ragione, al contrario di quanto comunemente si crede, Platone accorda alla poesia un ruolo importante, mantenendola nello Stato ideale, sia pure con una riforma strutturale. Se infatti la poesia e la musica non possono essere sottostimate a causa del loro potere di interpellare e influenzare la parte non razionale dell'anima umana, tale potere deve essere sottratto a ogni occasione di abuso e reso un immancabile strumento di formazione. Agli occhi di Platone, la musica è autentica bellezza solo nel momento in cui persegue ciò che è meglio per l'uomo, ovvero la verità. In questo saggio Moutsopoulos ripercorre la teoria platonica sulla musica in un quadro che delinea le coordinate spirituali dell'essenza stessa della grecità, nella quale la musica trova il suo coronamento nell'amore del bello, dove si manifestano il bene e la verità.
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Il libro Z della Metafisica di Aristotele

editore: Vita e pensiero

pagine: 497

Substantia ed essentia sono i due termini con cui la lingua latina ha cercato di tradurre la complessità del termine greco ousia. Il primo ha avuto la meglio sul secondo, diventando uno dei concetti cardine dell’intera speculazione filosofica dell’Occidente e andando incontro, nella sua storia più che bimillenaria, a tutta una serie di trasformazioni, le quali, però, non hanno impedito alla communis opinio di continuare ad attribuire in maniera scontata la paternità di tale concetto ad Aristotele. Eppure, riguardo al modo in cui Aristotele stesso intese il termine ousia, vige tutt’oggi scarsa chiarezza e le posizioni degli interpreti sono tutt’altro che concordi. Michael Frede e Günther Patzig si sono proposti di intervenire su questa lacuna approntando un commentario puntuale al libro Z della Metafisica, il testo in cui Aristotele si è pronunciato in maniera più esauriente e matura sulla problematica dell’ousia. Il loro lavoro, corredato da una versione corretta in più punti dell’edizione critica di Werner Jaeger, nonché da una traduzione tesa a non turbare nella misura del possibile l’immediatezza del linguaggio aristotelico, si basa sulla formulazione di due propositi: non eludere nessuna delle difficoltà testuali e contenutistiche di Z, ma anzi enuclearle meticolosamente, nella convinzione che il testo sia dotato di un’intima coerenza, e tenere separata la dottrina dell’ousia emergente da Z da tutte le trattazioni analoghe contenute in altre opere di Aristotele o in altri libri della stessa Metafisica. I risultati filologici e teorici del loro lavoro risultano assai fecondi e si pongono come punto di riferimento irrinunciabile per chiunque voglia confrontarsi seriamente con questo problema.
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Platone e i fondamenti della metafisica

Saggio sulla teoria dei principi e sulle dottrine non scritte di Platone

di Hans Joachim Kramer

editore: Vita e pensiero

pagine: 488

Questo libro di Hans Krämer (che è leader filosofico della Scuola platonica di Tubinga) è stato appositamente composto dietro invito del «Centro di Ricerche di Metafisica». Esso sta, nei confronti della ricca produzione della Scuola di Tubinga, all’incirca nello stesso rapporto in cui il classico libro di Paul Natorp, Platons Ideenlehre (1903), sta alla ricca produzione della Scuola di Marburgo. Ma ha un grosso vantaggio su questo. Infatti, mentre la Scuola di Marburgo ha proposto una lettura di Platone non predeterminata e non condizionata a priori da categorie teoriche, ma in larga misura libera da preconcetti, e intesa a recuperare una nuova dimensione storica, «oralità» e delle «dottrine non scritte», che era stata smarrita oppure variamente fraintesa. Ne esce una nuova interpretazione «globale» di Platone, che, ricuperando la teoria dei principi supremi, presentata nelle «dottrine non scritte» come ancora al di sopra della teoria delle Idee, con tutte le conseguenze che questo comporta, mostra una nuova immagine del grande filosofo ateniese, la quale, alla indeterminatezza dottrinale che dai soli dialoghi parrebbe emergere, sostituisce una sorprendente concretezza concettuale anche nei particolari. Il nuovo Platone che ne emerge risulta, oltre che storicamente più fondato, anche più «disponibile» per un confronto teoretico con tutte le correnti filosofiche contemporanee. È, questo, un libro che si impone come un punto di riferimento non solo per gli amici di Platone e per gli storici della filosofia, ma anche per qualunque teorema che non si limiti a rinchiudersi nel desolato orizzonte dell’hic et nunc, ma che si voglia misurare con la dimensione della storia. Le prime tre appendici – che, oltre ai già noti Testimonia Platonica, presentano, raccolti per la prima volta, le «autotestimonianze» di Platone in cui il filosofo spiega che e perché la dottrina dei principi doveva rimanere «non scritta», e i rimandi fondamentali dei dialoghi platonici alle «dottrine non scritte» – costituiscono, nel loro insieme, una novità e livello internazionale. La traduzione, a fronte del testo greco, rende accessibili questi documenti anche ai lettori non specialisti.
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