Dalla Roma di Mecenate alla Firenze dei Medici, dalla Parigi dei poeti maledetti all'Alessandria d'Egitto di Kavafis, le città hanno sempre esercitato una speciale attrattiva sui poeti. Napoli più di ogni altra: una città «sghemba / eccentrica obliqua, non si sa», ha scritto Leonardo Sinisgalli, che «non si afferra né dal cielo / né da terra». Difficile infatti, se non impossibile, dire quel che Napoli è: un proteiforme personaggio-cosmo, che oscilla fra la luce del mondo e l'ombra del fondo, fra lusso e lutto, animato dalla potenza polimorfa del sogno. Nel riunire una scelta di poesie non solo di Napoli, non esclusivamente su Napoli, ma soprattutto per Napoli, Fabio Pedone ha voluto documentare un lacerante attraversamento della storia, fra piaghe e splendori, sollevazioni, abbandoni, realtà inesorabili e tessiture di sogno; un cammino che dall'ansia geoidentitaria attraverso l'attenzione per il mito giunge ad attirare l'immaginazione dei poeti di tutto il mondo. Mentre infatti i poeti classici della lingua napoletana (da Di Giacomo a Russo e Viviani) scrivevano dall'interno della loro realtà, molti altri hanno parlato di Napoli e dei suoi incanti avendola vissuta solo di passaggio oppure senza avervi mai messo piede. Al lettore errante per le vie, Napoli appare ancora e sempre la città della Sirena, di Virgilio poeta e mago, del sangue sacro; quel vociare implacabile che i viaggiatori ascoltavano salendo a guardarla dall'alto; la magnificenza di palazzi e giardini, chiese e conventi; il cosmo ctonio e lucente, giubilante, policromo, ansioso, cupo e carnevalesco che ha plasmato tante testimonianze, melodie e pagine letterarie. Leggendo poi le poesie a libera apertura di pagina si colgono linee di flusso sorprendenti, solidarietà poetiche a distanza: il lamento amoroso di Sannazaro solingo in Arcadia prosegue in quello di Torquato Accetto alla sua scrivania, il pianto di una madre costretta a mandare il figlio in guerra accomuna i versi di Libero Bovio e Alfonso Gatto, la solitudine ischitana di Vittoria Colonna antivede quella di Ungaretti in licenza. Il disprezzo mai moralistico per i mali e la violenza del mondo, in Laura Terracina, trova risposta dopo secoli in Durs Grünbein, che deplora filosoficamente la fine del pino di Posillipo. Lamartine contempla, in un'attesa di placamento, la gioia biologica mediterranea da Posillipo, e l'inquieto Gérard de Nerval ne rivive il ricordo in sonetti nutriti di attese mistiche. Melville si muove nel caos dei vicoli, fantasticando sulle città morte nel cuore della città viva; Rilke guarderà dal molo le navi degli emigranti; Rocco Scotellaro, alla stazione, pensa alle partenze verso l'America; Michele Sovente avverte il vuoto che risuona sotto i piedi attraversando i Decumani o i Campi Flegrei, dove per Fabrizia Ramondino abita una «madre-terra allegra e tremenda».
Napoli mille colori. La poesia e la città
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| Titolo | Napoli mille colori. La poesia e la città |
| Curatore | F. Pedone |
| Argomento | Fiction Poetry |
| Collana | Lo specchio |
| Editore | Mondadori |
| Formato |
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| Pagine | 276 |
| Pubblicazione | 2026 |
| ISBN | 9788804807094 |
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